Svolgimento del processo

Con ricorso 18.7.78 al Pretore di Roma Tersigni Giulio, quale proprietario di un “garage” in Roma, Via Tommaso da Celano n. 78 denunciava il pericolo grave de prossimo all’immobile di sua proprietà dipendente da infiltrazioni di acqua dalla soprastante terrazza di proprietà di Pulcini Egidio.

Il Pulcini si costituiva e chiedeva il rigetto della domanda. Con ordinanza 14.12.1978 il pretore di Roma ordinava al Pulcini l’esecuzione di lavori di impermeabilizzazione del solaio della condotta fluviale della terrazza.

Con sentenza 5-18-1979 condannava Pulcini Egidio all’esecuzione di varie opere nonché al pagamento di L. 780.000 oltre interessi legali in favore Tersigni Giulio a titolo di risarcimento del danno.

Proponeva appello il Pulcini; proponeva appello incidentale il Tersigni.

Con sentenza 13.3.-10.7.1981 il Tribunale di Roma in parziale accoglimento dell’appello principale dichiarava che Pulcini Egidio è tenuto a sopportare il costo della riparazione del solaio per cui è causa ed a risarcire il danno dal Tersigni nella misura di un terzo come previsto dall’art. 1126 c.c.; in parziale accoglimento dell’appello incidentale liquidato il danno subito dal Tersigni nella complessiva somma di L. 1.000.000=, al valore attuale della moneta oltre interessi legali dell’evento; condannava Tersigni Giulio in favore di Pulcini Egidio al rimborso delle spese del grado di giudizio liquidate in complessive Lire 501.520=.

Riteneva il Tribunale:

La notevole diffusione e consistenza dell’infiltrazione di acqua oltre a rendere inagibile l’immobile del Tersigni lasciavano prevedere ulteriori danni con caduta di intonaci del soffitto, dalle pareti e guasti all’apparato elettrico.

Ai sensi dell’art. 1126 c.c. per le spese inerenti al rifacimento del lastrico che l’obbligazione di risarcimento del danno gravavano per un terzo sul Pulcini, il quale aveva l’uso esclusivo del lastrico in questione.

Considerata la svalutazione monetaria nelle more dell’appello il danno andava liquidato in lire L. 1.000.000=.

Ha proposto ricorso per cassazione il Tersigni, deducendo due motivi; resiste il Pulcini con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo il ricorrente ha dedotto violazione degli artt. 1123, 1126, 2043, 2051 c.c. e difetto di motivazione. In particolare l’art. 1126 c.c. non è applicabile al caso. La terrazza del Pulcini fungeva da copertura di un unico locale. Essendo la necessità della riparazione della terrazza derivante dalla mancanza di qualsiasi manutenzione (quindi da colpa del Pulcini) la responsabilità doveva gravare esclusivamente sul predetto Pulcini quanto meno per quella parte della spesa riguardante l’eliminazione delle cause che avevano dato luogo all’infiltrazione.

La doglianza e infondata.

La funzione di terrazza a livello di copertura di piano sottostante è sussidiaria rispetto all’altra derivante dalla natura e caratteristica di estensione ed integrazione dell’appartamento cui è annessa.

Conseguentemente la ripartizione delle spese di manutenzione o ricostruzione deve effettuarsi fra il proprietario della terrazza e gli altri condomini in proporzioni dei vantaggi rispettivamente ritratti soccombendo all’uopo la disposizione di cui agli artt. 1123 e 1126 c.c. La mancata applicazione del riparto predetto è giustificata nel caso reso necessario da fatto imputabile solo a chi ha il terrazzo. Tale fatto imputabile non stato ravvisato dal giudice di merito.

Con il 2° motivo il ricorrente ha dedotto difetto di motivazione in ordine alla misura della svalutazione (inferiore a quella risultante dalla applicazione dei coefficienti ISTAT) per la mancata indicazione del criterio adottato.

La misura della svalutazione monetaria e la relativa determinazione attengono all’esercizio di un potere discrezionale del giudice di merito. Il predetto giudice ha facoltà e non l’obbligo di riferirsi ai coefficienti dell’Istituto di Statistica e può discrezionalmente limitarsi ad utilizzarli orientativamente alla stregua delle nozioni di comune esperienza. In tal modo, pur con succinta motivazione si è regolato il Tribunale.

Il ricorso va pertanto respinto.

Considerata la natura della causa, ritiene la Corte di compensare il giudizio di cassazione fra le parti.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; compensa fra le parti le spese del giudizio di cassazione.
Così deciso il 29.4.1985.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 19 FEBBRAIO 1986