Svolgimento del processo

Con ricorso al Pretore di Nuoro del 2.12.1981, Floris Virgilio esponeva che era stato assunto nel luglio-agosto 1971 dal Complesso residenziale S. Onofrio in qualità di portiere ed aveva svolto le relative mansioni, ma il condominio nell’intento di mascherare il rapporto di portierato con un rapporto di lavoro autonomo aveva nel maggio 1972 stipulato un contratto di appalto intestato anziché ad esso ricorrente, alla moglie Zedda Giovanna, pur continuando egli a prestare la sua opera: deducendo che il contratto simulato, stipulato con la predetta, era improduttivo di effetti, il Floris chiedeva che, accertata la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, il condominio convenuto fosse condannato a corrispondergli la giusta retribuzione e a regolarizzare la sua posizione assicurativa.

Il Complesso Residenziale S. Onofrio, costituitosi in giudizio, deduceva che sin dallo inizio aveva stipulato un contratto di appalto con il Floris, al quale era subentrata nel 1972 la moglie Zedda Giovanna, fino al 18.12.1980, quando il condominio gli comunicò il proprio recesso con la successiva scadenza annuale, chiedendogli il rilascio dell’appartamento di 4 vani, concesso per contratto; che solo in questo momento i coniugi Floris avevano avanzato la pretesa di rapporto di lavoro subordinato e la simulazione dell’appalto: sostenendo che il contratto di appalto con la Zedda, che aveva peraltro avuto regolare esecuzione per un decennio, non era simulato, il condominio convenuto eccepiva che, ove, si presupponesse la simulazione, questa doveva essere accertata con efficacia di cosa giudicata dal Tribunale competente e non dal giudice del lavoro.

Con sentenza del 15.2.1982 l’adito Pretore dichiarava inammissibile il ricorso, proposto dal Floris, perché, avendo l’attore proposto azione di simulazione, la relativa indagine doveva essere compiuta dal competente Tribunale di Nuoro e solo in seguito alla dichiarazione di simulazione con effetto di cosa giudicata, avrebbe potuto il giudice del lavoro esaminare la dedotta sussistenza di un rapporto di lavoro tra il ricorrente, che del contratto non era parte, e il convenuto: il contraddittorio per accertare la simulazione doveva instaurarsi tra la Zedda, del tutto estranea al rapporto dedotto in giudizio, e il condominio, non potendo il giudicante chiamare in causa la stessa per avviare un’indagine sulla simulazione, che gli era preclusa.

Con sentenza del 21.5.1982 il Tribunale di Nuoro, in accoglimento dell’appello, proposto dal Florisa, ed in riforma della decisione impugnata, dichiarava che in primo grado doveva essere integrato il contraddittorio nei confronti di Zedda Giovanna e conseguentemente rimetteva gli atti al Pretore di Nuoro a norma dell’art. 354 c.p.c., condannando l’appellato al pagamento delle spese giudiziali del doppio grado.

Il Tribunale, identificato il petitum dell’azione, proposta dal Floris, nella pretesa di pagamento di retribuzioni dovuta in base ad un rapporto di lavoro subordinato, rilevava che l’accertamento della simulazione del contratto d’appalto, concluso con il condominio, non era stato richiesto con istanza autonoma, ma quale accertamento incidentale nell’ambito del petitum, dedotto in giudizio, per modo che la cognizione del Pretore in funzione di giudice del lavoro non poteva trovare alcun ostacolo, trattandosi appunto di pervenire ad una concreta qualificazione del rapporto.

Osservava altresì il Tribunale che ulteriore lacuna del procedimento di primo grado era rappresentata dall’incompletezza del suo contraddittorio: poiché, infatti, i rapporti erano intercorsi tra il condominio ed entrambi i coniugi Floris-Zedda, contraenti da due diversi successivi contratti di appalto ed esecutori materiali delle mansioni, dedotte in causa, la Zedda, era anch’essa titolare della stessa situazione giuridica e quindi doveva ritenersi parte necessaria nel procedimento, altrimenti risultante “inutiliter data” la pronuncia pretorile, che aveva effetti anche nei di lei confronti.

Avverso la suddetta sentenza propone ricorso per cassazione il condominio “Complesso Residenziale S. Onofrio”, formulando quattro motivi di annullamento.

Il Floris resiste con controricorso, illustrato con successiva memoria;

Motivi della decisione

Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 354 e 102 c.p.c. (art. 360 n. 3 c.p.c.) e si sostiene che la sentenza impugnata è errata perché non poteva disporre la rimessione della causa al primo giudice per l’integrazione del contraddittorio nei confronti di Zedda Giovanna, non versandosi in ipotesi di litisconsorzio necessario ma facoltativo: l’azione era stata infatti proposta da Floris Virgilio per ottenere l’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato nei propri confronti e la condanna del Condominio convenuto al pagamento di differenza retributive, rimanendo ad essa estranea la moglie Zedda Giovanna.

Con il secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 276 c.p.c. e difetto di motivazione (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.) e si deduce che la sentenza impugnata ha sovvertito l’ordine logico delle trattazioni delle questioni, imposto dall’art. 276 c.p.c. cpv, perché dopo aver affrontato e delibato le questioni di merito, affermando che il contratto di appalto di servizio, invocato dal Condominio, dissimulava un contratto di lavoro subordinato, ha successivamente rilevato l’incompletezza del contraddittorio e disposto la rimessione degli atti al primo giudizio per l’integrazione di esso.

Con il terzo motivo si denuncia ulteriore vizio di motivazione (art. 360 n. 5 c.p.c.) per avere il Tribunale contraddittoriamente ritenuto precluso la cognizione di merito e, nonostante ciò, eseguito l’esame relativo.

Con il quarto motivo, infine, si denuncia violazione degli artt. 99 e 100 c.p.c. e 344 dello stesso codice (art. 360 n. 3 c.p.c.) perché: a) senza una domanda della Zedda e senza un interesse giuridicamente tutelabile dalla stessa personalmente azionato non può ritenersi concepibile, perché illegittima, la tutela della giurisdizionale dei suoi diritti; c) la predetta aveva il potere di intervenire anche in appello per l’eventuale tutela dei propri diritti.

Esaminati congiuntamente gli esposti motivi per le loro correlazioni logiche, il ricorso si ravvisa fondato per le ragioni prevalenti, esposte nel primo di essi.

Il Floris con la proposta azione chiedeva l’accertamento della esistenza di un rapporto di lavoro subordinato e la condanna del Condominio convenuto al pagamento della differenza tra quanto percepito in virtù di un contratto di appalto di servizio, asseritamente simulato, stipulato dopo un anno di servizio con la moglie Zedda Giovanna, e quanto dovuto in virtù del dedotto contratto di portierato, mascherato dal simulato contratto di appalto.

Il Pretore, accogliendo le conclusioni del Condominio convenuto, dichiarava improponibile il ricorso del Floris, ritenendo pregiudiziale la decisione sulla dedotta simulazione del contratto di appalto, da accertarsi con efficacia di giudicato alla presenza dei due soggetti del rapporto (Condominio e Zedda), ma escludeva la possibilità della chiamata in causa della Zedda, dichiarandosi incompetente ratione materie ed accertare con sentenza definitiva la simulazione stessa, la cui cognizione doveva essere devoluta al Tribunale di Nuoro in sede ordinaria.

Il Tribunale, pur ritenendo che l’accertamento incidentur tantum, senza alcuna efficacia autonoma di giudicato, sulla dedotta simulazione del contratto di appalto di servizi, non fosse precluso alla cognizione del Pretore, non determinandosi per effetto dello stesso alcun spostamento di competenza, rilevava tuttavia la necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti della Zedda, ravvisando ua ipotesi di litisconsorzio necessario: tale ipotesi, ravvisava precisamente nel fatto che “i rapporti esistiti con il Condominio appellato sono stati intrattenuti da entrambi i coniugi Floris – Zedda, contraenti dei due diversi negozi di appalto …. ed esecutori materiali delle mansioni oggetto della causa” e che quindi “la Zedda essendo anche essa titolare della situazione giuridica dedotta in giudizio, al pari del marito, deve ritenersi parte necessaria nel procedimento in quanto portatrice di un diritto, sulla cui tutela si contende” con la conseguenza che, riverberando la decisione i suoi effetti nei di lei confronti, sarebbe “inutiliter data” senza la sua presenza sia che la si consideri quale parte dell’ultimo negozio di appalto sia, eventualmente, quale lavoratrice subordinata alle dipendenze del complesso Residenziale “S. Onofrio”.

Il Tribunale ha esattamente corretto la sentenza del primo giudice, rilevando che la questione relativa alla simulazione non dava luogo, in quanto proposta incidenter tantum in via strumentale, senza alcuna efficacia autonoma di giudicato, – ad un accertamento incidentale in senso tecnico a norma dell’art. 34 c.p.c., idoneo a spostare la competenza, precludendo al Pretore il controllo sulla integrità del contraddittorio ed eventualmente l’esame del merito, ma è incorso nell’altro e diverso errore di definire come litisconsorzio necessario, con conseguente applicazione dell’art. 354 c.p.c., una situazione che, alla stregua di una corretta qualificazione della domanda, non poteva considerarsi tale.

La domanda, proposta dal Floris riguarda esclusivamente l’accertamento dell’unico rapporto di lavoro subordinato nei propri confronti, mascherato da un contratto di appalto di servizi stipulato dapprima con lui e, dopo un anno, con la propria moglie, e la conseguente richiesta di pagamento delle differenze tra quanto percepito in virtù del simulato contratto di appalto e quanto dovuto in virtù del reale rapporto di lavoro subordinato (1) e del petitum (pagamento di differenze retributiva), la controversia investe il rapporto tra il Floris e il Condominio, rispetto al quale la Zedda è estranea sia che si consideri la sua posizione di parte formale del simulato contratto di appalto, essendo la simulazione dedotta “incidentur tantum” senza effetto di giudicato (come riconosciuto dallo stesso tribunale) sia che si consideri la sua posizione quale collaboratrice del marito ed eventuale sostituta nel preteso contratto di portierato, rimanendo in tal caso costui titolare dell’unico rapporto. A maggior ragione si avrebbe una netta differenziazione della posizione, sostanziale e processuale, dei due coniugi nella diversa ipotesi in cui la Zedda intendesse far valere un autonomo rapporto di lavoro, parallelo rispetto a quello del marito, anche se con comunanza di prestazioni lavorative.

Il litisconsorzio necessario, previsto dall’art. 102 c.p.c. ricorre quando sia dedotto in giudizio un rapporto giuridico unico e inscindibile con pluralità di soggetti, talché l’emandata sentenza debba importare il mutamento di uno stato giuridico unico per sua natura rispetto a tutti quelli che vi partecipano e sarebbe “inutiliter data” ove pronunciata solo nei confronti di alcuno di essi.

Orbene, data l’accennata reciproca posizione dei coniugi Floris – Zedda rispetto al Condominio è evidente che non si versa nella specie in una ipotesi di litisconsorzio necessario, che imponga l’integrazione del contraddittorio nei confronti della Zedda, la quale, non essendo parte di un rapporto unico e insindacabile, può far vedere i suoi autonomi diritti nei modi di legge o in separato processo ovvero in un processo simultaneo, intervenendo volontariamente o per chiamata in giudizio su istanza di parte.

Nelle esposte considerazioni, di carattere logico preminente, rimangono assorbite le ulteriori argomentazioni del Condominio ricorrente (quarto motivo), relative all’impossibilità di una tutela giurisdizionale dei diritti della Zedda, che non siano stati autonomamente azionati mediante intervento volontario, eventualmente anche in grado di appello – ricorrendone le condizioni -, ovvero a seguito di chiamata in giudizio su istanza di parte nel presupposto della comunanza di lite (art. 106 c.p.c.).

Non può ritenersi, infine, che la sentenza impugnata abbia sovvertito il modus procedenti, imposto dall’art. 276 cpv. c.p.c., – il quale prevede che il collegio decide gradatamente le questioni pregiudiziali proposte dalle parti e rilevabili d’ufficio e quindi, il merito della causa, – per la ragione che siano state affrontate e delibate prima le questioni relative alla sussistenza del rapporto di lavoro subordinato e alla connessa simulazione del contratto di appalto, e successivamente quelle preliminari di ordine processuale, relative alle sussistenza del litisconsorzio necessario e alla conseguente integrazione del contraddittorio (secondo e terzo motivo). In realtà il Tribunale ha portato il suo esame sul rapporto sostanziale, dedotto in giudizio, ai limitati fini in cui era necessario per accertare la ricorrenza del litisconsorzio necessario, senza la pretesa di risolvere in modo definitivo e vincolante per i futuri giudizi di merito il problema relativo alla qualificazione del rapporto stesso.

La deliberazione, necessariamente sommaria e superficiale del rapporto sostanziale eseguita ai ristretti fini strumentali e incidentali imposti dalla risoluzione di una questione di ordine processuale, non implicando alcuna definitività di soluzione, non comporta alcun sovvertimento dell’ordine logico della trattazione perché rimane nell’ambito strettamente processuale, senza alcun vincolo e pregiudizio della piena e completa successiva decisione sul merito nelle ulteriori fasi processuali.

Il ricorso deve essere dunque accolto nei limiti accennati e la sentenza impugnata cassata con rinvio ad altro giudice, che si atterrà ai principi affermati. Quale giudice del rinvio si designa il Tribunale di Oristano, al quale può essere demandato il regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese al Tribunale di Oristano.
Così deciso in Roma il 4.6.1985
(1) Data la causa petendi (sussistenza del rapporto di lavoro subordinato)
P. A
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 17 GENNAIO 1986