M.F.A., con ricorso depositato in data 28/07/2004, proponeva ricorso, ex L. n. 89 del 2001 nei confronti del Ministero della giustizia e del ministero della difesa a causa di un procedimento penale iniziato con la notifica dell’avviso di garanzia in data 7/02/1995 da parte della Procura Militare di Roma e concluso con sentenza di assoluzione della Corte d’Appello di Roma del 22/10/2003; chiedeva, pertanto, sia i danni patrimoniali corrispondenti alla mancata percezione dello stipendio per un importo di Euro 218.368,02, oltre Euro 43.515,45 (pari alla differenza tra il trattamento di fine servizio liquidato e quello che avrebbe percepito se fosse rimasto in servizio) ed oltre a Euro 594,00 per mancata percezione di gettoni di presenza, sia i danni non patrimoniali (lesione al prestigio, stress psicologico, patemi d’animo, patemi dei familiari e in particolare la ripercussione delle vicende giudiziarie sulla salute della moglie colpita in data (OMISSIS) da un attacco ischemico transitorio) per un importo di Euro 500.000,00.
Si costituiva il solo Ministero della Difesa eccependo l’incompetenza della Corte d’Appello di Perugia nonchè la nullità e la tardività della domanda.
L’adita Corte di Perugia, con il decreto in esame in data 4/4/2005, rigettate preliminarmente le eccezioni del Ministero costituito, in parziale accoglimento della domanda nei confronti del solo Ministero della Giustizia, condannava quest’ultimo al pagamento di Euro 6,000,00, oltre interessi legali dalla domanda al saldo. In particolare riteneva la Corte, ritenuta la durata ragionevole del processo in generale in anni tre per il primo grado ed in anni due per la fase di appello, non superata la durata ragionevole in relazione al processo penale svoltosi innanzi ai giudici militari per una durata di poco meno di due anni (dal 7/02/1995 al 21/01/1997) ed irragionevole per due anni e nove mesi il processo svoltosi innanzi al giudice ordinario dal 21/01/1997 al 22/10/2003, considerando per quest’ultima fase, per la sua particolare complessità ragionevole la durata di quattro anni. Ricorre per Cassazione, con sei motivi, il M.F., che ha altresì depositato memoria; resiste con controricorso il Ministero della Giustizia.
(Torna su ) Diritto
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 1, in ordine al punto dell’omessa liquidazione dei danni patrimoniali e della connessa affermazione secondo cui il procedimento penale in questione deve essere considerato un unicum. Con il secondo motivo di ricorso si deduce difetto di motivazione sul punto della considerazione di detta unicità del processo svoltosi in due fasi innanzi al Tribunale Militare e innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.
Con il terzo motivo di ricorso si deduce ancora violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 con riferimento al comma 2 in ordine al giudizio sulla sospensione cautelare non presa in considerazione dai giudici del merito.
Con il quarto motivo, sempre con riferimento a detto L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2 in ordine alla omessa considerazione del collocamento in congedo dell’odierno ricorrente (in data 10/04/1995) da parte della Croce Rossa Italiana.
Con il quinto motivo si deduce, ancora con riferimento al suddetto art. 2, si deduce l’omessa considerazione del comportamento del giudice militare inquirente (la vicenda giudiziaria in questione avrebbe potuto concludersi per l’acclarata innocenza dell’odierno ricorrente tre mesi dopo il Suo inizio e non durare invece ben nove anni.
Con il sesto ed ultimo motivo, infine, si deduce sempre con violazione del suddetto art. 2 l’omessa liquidazione dei danni patrimoniali (ritenuti erroneamente prodotti nella sola fase innanzi al Tribunale militare ma non risarcibili stante la non irragionevole durata di tale fase) e l’erronea liquidazione dei danni non patrimoniali con riferimento alla sola fase innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.
Fondato è il primo motivo di ricorso.
Censurabile è infatti la decisione in esame là dove suddivide, ai fini dell’equo indennizzo in questione ed in ordine alla individuazione del periodo di durata irragionevole i "singoli procedimenti giurisdizionali", vale a dire quello svolto innanzi al Tribunale Militare (dal 7/2/1995 al 21/1/1997) e quello svolto innanzi al Giudice ordinario (dal 21/1/1997 al 22/10/2003), riconoscendo solo per quest’ultimo un periodo di "eccedenza" di due anni e nove mesi.
Deve rilevarsi in proposito che, per ormai consolidato indirizzo giurisprudenziale di questa Corte (tra le altre, Cass. n, 3143/2004) la quale ha affermato che, pur essendo possibile individuare negli standards di durata media ragionevole per ogni fase del processo, quando quest’ultimo si sia articolato in vari gradi e fasi, così come accade nell’ipotesi in cui il giudizio si svolga in primo grado, in appello, in Cassazione ed in sede di rinvio, agli effetti dell’apprezzamento del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’ art. 6, par. 1, della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, occorre, secondo quanto già enunciato dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo e da questa stessa Corte, avere riguardo all’intero svolgimento del processo medesimo, dall’introduzione fino al momento della sua definizione, dovendosi cioè addivenire ad una valutazione sintetica e complessiva del processo anzidetto, alla maniera in cui si è concretamente articolato (per gradi e fasi appunto), così da sommare globalmente tutte le durate, atteso che queste ineriscono all’unico processo da considerare, secondo quanto induce a ritenere il fatto che, a norma della citata legge, art. 4, – ferma restando la possibilità di proporre la domanda di riparazione durante la pendenza del procedimento nel sui ambito la violazione si assume verificata – tale domanda deve essere avanzata, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione, che conclude il procedimento stesso, è divenuta definitiva.
Risulta in totale contrasto con tale indirizzo la Corte territoriale che ha analizzato soltanto le durate dei singoli "segmenti processuali", pur definendo il processo stesso un unicum. Ne deriva che, anche per l’evidente difetto di motivazione in ordine all’omessa liquidazione dei danni patrimoniali (ritenuti, in modo generico, non sussistenti in quanto non dimostrati) ed in ordine alla liquidazione "equitativa" di quelli non patrimoniali in Euro 6.000,00, il giudice del rinvio dovrà accertare, ai fini della sussistenza dei chiesti danni patrimoniali, se questi ultimi si sono verificati quale "conseguenze" dell’individuato periodo di irragionevolezza come unitariamente considerato in relazione allo svolgimento "unico" del processo pur nelle sue varie articolazioni, e, ai fini della liquidazione dei danni non patrimoniali, la valutazione dell’intero periodo di irragionevolezza (quale "eccedente" il periodo di ragionevole durata, sulla base degli standars europei, del processo anche in tale caso considerato come unicum in tutte le fasi del suo svolgimento).
Restano assorbiti tutti gli altri motivi.

P.Q.M.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbiti gli altri; cassa e rinvia anche per le spese della presente fase alla Corte d’Appello di Perugia, in diversa composizione.
Così deciso in Roma, il 28 giugno 2007.
Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2007