Con atto di citazione, ritualmente notificato, STENDART S.r.l. evocava in giudizio GIADA COM S.r.l. esponendo di aver stipulato un contratto di concessione in esclusiva per la vendita di spazi pubblicitari sulla testata gratuita "Occhio",edita dalla convenuta, distribuita nella zona di Legnano.
In particolare in forza di tale contratto l’attrice si era impegnata a procacciare inserzionisti con cui avrebbe dovuto stipulare contratti di vendita di spazi pubblicitari sul periodico indicato, sulla base di tariffe predeterminate, mentre la convenuta aveva assunto l’impegno a pubblicare su ciascun numero del periodico gli avvisi trasmessi dalla concessionaria Stendart s.r.l.
Il contratto aveva durata triennale , dal 15.2.2006 al 15.2.2009, ed erano già indicate il numero di uscite del periodico garantite per ciascun anno. L’accordo prevedeva che il fatturato derivante dalla vendita degli spazi pubblicitari sarebbe stato assegnato in misura del 30% all’attrice e per il 70% all’editrice concedente.
Inaspettatamente Giada Com s.r.l. annullava le programmate uscite del periodico del 25.5.06, dell’8.6.06 e del 22.6.06, determinando di conseguenza il mancato rispetto degli accordi contrattuali conclusi dalla concessionaria con ventinove inserzionisti che avevano acquistato spazi pubblicitari (per le uscite annullate e per quelle successive) per complessivi euro 34.509,50.
Tale condotta, integrante inadempimento agli impegni contrattuali assunti dalla concedente, aveva causato dei danni all’attrice di cui si chiedeva il ristoro: danni commisurati al mancato pagamento delle provvigioni spettantile in relazione agli ordini che aveva raccolto e che non avevano potuto trovare attuazione , pari ad euro 10.352,85 (corrispondente al 30% del valore totale degli ordini) e danni di immagine in quanto la società concessionaria aveva perso credibilità a seguito del mancato rispetto degli impegni assunti nei confronti degli inserzionisti causato dalla condotta della convenuta. Danno di immagine quantificato in misura corrispondente all’entità delle provvigioni perdute o comunque da liquidarsi anche in via equitativa.
Costituendosi in giudizio la convenuta GIADA.COM s.r.l. eccepiva in via preliminare la nullità del contratto di concessione di pubblicità non risultando inserito nell’oggetto sociale dell’attrice l’attività di "concessione pubblicitaria".
In ogni caso rilevava come l’attrice non fosse stata in grado di garantire la fatturazione minima (ovvero la raccolta pubblicitaria minima) prevista nel contratto e per tale ragione la convenuta aveva annullato le previste uscite del periodico così come indicato dall’art. 16 del contratto ove era espressamente previsto che "l’editore avrà facoltà di recesso in caso in cui la concessionaria non raggiunga gli obiettivi di fatturati concordati, gli obiettivi saranno allegati al presente contratto"
Giada.Com s.r.l. aveva, quindi, provveduto a comunicare il recesso inviando proprio fax il 23.5.06 per mancato rispetto della pianificazione pubblicitaria.
In ogni caso l’art. 17 del contratto prevedeva che "in caso di cessazione della pubblicazione della testata per qualsiasi causa l’accordo s’intenderà risolto".
Assunte le prove testimoniali dedotte dalla società attrice ed acquisita la documentazione offerta, sulle trascritte conclusioni la causa era definitivamente assegnata in decisione previa concessione dei termini massimi di legge per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.
Orbene quanto all’eccezione in via preliminare svolta dalla convenuta di nullità del contratto di concessione pubblicitaria (intendendosi indicare con tale dizione quel rapporto contrattuale atipico in cui l’editore della testata giornalistica attribuisca ad altra società l’incarico di provvedere, in modo autonomo e con propria organizzazione, a raccogliere ordini di inserzioni pubblicitarie ovvero a vendere spazi pubblicitari su testate giornalistiche a fronte del riconoscimento di un corrispettivo per lo svolgimento di tale attività), osserva il Tribunale come dalla visura camerale dell’attrice risulti espressamente previsto nel suo oggetto sociale "…realizzazione e vendita di spazi pubblicitari su riviste,periodici, quotidiani e mezzi audiovisivi…in relazione alla predetta attività potrà richiedere ed ottenere le necessarie autorizzazioni dalle competenti autorità assumendo appalti e concessioni in genere…" (cfr. doc. 3 fasc. convenuto).
Conseguentemente pienamente coerente con tale oggetto appare il contenuto dell’accordo intervenuto tra le parti e l’assunzione dell’impegno da parte di Stendart s.r.l. a vendere spazi pubblicitari della testata "Occhio edizione Legnano".
Quanto alla necessità o meno che l’impresa concessionaria di pubblicità fosse iscritta nel registro degli operatori di comunicazione (ROC)adottato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in ossequio al disposto dell’art. 1 co. 6 lett. a, num.5 e 6 della Legge 31 luglio 1997 n. 249, al fine di garantire la trasparenza e la pubblicità degli assetti proprietari, si osserva che a norma dell’art. 2 del regolamento devono iscriversi a tale registro le imprese concessionarie di pubblicità ed in specie i soggetti che in forza di un contratto con un editore di giornali quotidiani, periodici o riviste ricevono l’incarico non occasionale di negoziare e concludere in nome proprio contratti di vendita di spazi pubblicitari per la diffusione su giornali quotidiani, periodici o riviste.
Peraltro per editori si intendono i soggetti editori di giornali quotidiani o testate periodiche che pubblicano almeno 13 numeri l’anno ed hanno al contempo alle proprie dipendenze almeno 5 giornalisti a tempo pieno da un anno e gli altri soggetti editori che comunque pubblicano una o più testate giornalistiche diffuse al pubblico con regolare periodicità. Orbene, premesso che non sembra desumibile dalla normativa citata una sanzione di nullità per i contratti di concessione stipulati in assenza di tale preventiva iscrizione, deve peraltro rilevarsi come a tal fine la disciplina vigente preveda che la domanda di iscrizione avvenga entro 60 giorni dall’inizio dell’attività che per le concessionarie di pubblicità coincide con la data di conclusione del primo contratto relativo alle attività per cui è previsto tale obbligo. In caso di mancata presentazione della richiesta di iscrizione è inoltre prevista -ove ne ricorrano i presupposti- una procedura di iscrizione coattiva. Tenuto conto della natura del periodico su cui dovevano essere effettuate le inserzioni pubblicitarie (di prima istituzione, per cui erano previste solo 12 uscite in un anno), della tempistica con cui è intervenuto il contratto ed il recesso del Ceditore/concedente e della mancanza di prova circa il preesistente svolgimento di analoghe attività di raccolta pubblicitaria da parte dell’attrice, reputa il Tribunale che , a prescindere da ogni valutazione circa l’eventuale incidenza dell’assenza di iscrizione sulla validità del contratto tra le parti (nullità che non sembra espressamente sancita), neppure possa ritenersi provata l’inottemperanza a tale obbligo da parte della Stendart s.r.l. e quindi nessuna censura sotto tale profilo appare promuovibile nei suoi confronti e sulla validità del contratto de quo.
Ciò detto appare opportuno ricordare come il contratto di concessione pubblicitaria non sia oggetto di specifica disciplina pur essendo ormai strumento negoziale di grande utilizzo nella prassi commerciale. Esso si caratterizza per l’impegno che il concessionario assume di procedere, in nome proprio, con propria organizzazione ed a proprie spese, a ricercare, raccogliere gli ordini degli inserzionisti, a concludere in proprio i contratti di diffusione con gli utenti ed a fatturare, esigere ed incassare i corrispettivi. Di regola i ricavi realizzati con l’esecuzione dei contratti acquisiti vengono divisi tra il concessionario e l’editore essendo la parte riconosciuta all’editore il corrispettivo della concessione e quella attribuita al concessionario importo dovuto per coprire spese di gestione del servizio , e remunerazione dell’attività svolta.
Obblighi del concessionario sono quindi essenzialmente la ricerca, promozione e acquisizione di ordini di pubblicità ed a tal fine il concessionario potrà avvalersi di personale dipendente o di agenti e procacciatori in modo da favorire il rispetto dei volumi di fatturato pubblicitario eventualmente pattuiti dalle parti e comunque in modo da non discostarsi da essi in mostra rilevante.
Acquisiti gli ordini e perfezionati i contratti di diffusione, grava sul concessionario l’obbligo di inviare all’editore la copia dei contratti conclusi, consegnando gli esecutivi degli annunci o dei materiali forniti dall’inserzionista , trasmettendo i calendari delle uscite, l’indicazione della posizione in cui inserire gli annunci. Sempre a carico del concessionario grava l’obbligo di fatturare gli importi dovuti dagli inserzionisti, di riscuotere le fatture emesse e presentare al termine del periodo contrattualmente previsto all’editore/concedente il rendiconto della gestione. All’esito di tali attività grava evidentemente sul concessionario l’obbligo di corrispondere al concedente la quota di sua spettanza. Principale obbligazione di quest’ultimo è invece quella di dare esecuzione agli ordini di pubblicità raccolta dal concessionario, salvo il il c.d. "diritto di rifiuto" ove l’inserzione risultasse contra legem o inadatta al suo pubblico. Tale impegno costituisce, secondo apprezzabile orientamento dottrinale, un’obbligazione in favore di terzi ai sensi dell’art. 1411 c.c. da cui discende che gli inserzionisti potrebbero pretendere direttamente dal concedente (promettente) la prestazione diffusiva ed agire nei suoi confronti ove questa non sia adempiuta o lo sia in modo difettoso o intempestivo. Peraltro il proprietario del mezzo è ritenuto obbligato ad assicurare che le caratteristiche del veicolo di diffusione si mantengano inalterate.
Quanto alla natura di tale figura contrattuale reputa questo Tribunale che si tratti indubbiamente di contratto atipico di natura mista che, a seconda del concreto suo contenuto, può tuttavia inquadrarsi, come ritenuto da parte della dottrina, nell’ambito dei negozi gestori presentando della analogie con il mandato senza rappresentanza e con la commissione pur riscontrandosi in esso (stante la partecipazione di entrambe le parti pro quota ai ricavi) taluni elementi assimilabili a quelli di un contratto parziario con elementi di analogia con l’associazione in partecipazione.
E effettivamente dall’esame del contenuto del contratto concluso tra le parti in causa si rinvengono gli elementi su descritti e risulta che il concessionario di pubblicità abbia assunto l’obbligo di acquisire e gestire ordini di inserzioni pubblicitarie con corrispettivo determinato sulla base di una percentuale dell’intero importo fatturato all’inserzionista.
Contratto che sembra quindi inquadrabile nell’ambito di un’autonoma forma di collaborazione , con carattere di continuità, riconducibile alla figura del mandatario senza rappresentanza che , pur in presenza della previsione di un fatturato minimo, raccoglie gli ordini dei clienti/inserzionisti e li trasmette al preponente/concedente senza vincolo di stabilità e con libertà ed autonomia di iniziativa.
Saranno quindi ad esso applicabili in via analogica le norme dettate per il contratto di mandato e di commissione fermo restando i principi generali in tema di correttezza, diligenza e buona fede sanciti dagli artt. 1175,1176 e 1375 c.c.
Assume parte convenuta che l’annullamento delle uscite del periodico – peraltro corrispondenti con le prime tre uscite della rivista- sarebbe stato determinato dal mancato raggiungimento degli obiettivi di fatturato da parte della concessionaria e quindi "giustificato" sarebbe stato il suo recesso non essendo imputabile al concedente alcun inadempimento contrattuale sotto tale profilo.
Orbene nel caso di specie, al fine di valutare se effettivamente nella condotta del concessionario siano ravvisabili carenze tali da determinare il venir meno del rapporto fiduciario tra le parti e da giustificare il recesso prima della scadenza del termine, occorre verificare in che termini l’attività di procacciatore di inserzioni pubblicitarie sia stata in concreto svolta da Stendali s.r.l.
Emerge dall’allegato D del contratto l’entità dell’obiettivo di fatturato: "Raccolta pubblicitaria entro il 31.12.2006, 12 uscite 30.000 copie. Netto all’editore 65.160,00 Euro, lordo alla concessionaria 93.100,00 Euro"
Risulta, peraltro, documentalmente ed è stato confermato dai testimoni escussi che tra il momento della conclusione del contratto tra le parti (15.2.2006) ed il 23.5.06 Stendart s.r.l. avesse già acquisito ordini di inserzionisti per complessivi euro 34.509,50 (cfr. ordini sottoscritti dalle società che acquistavano gli spazi pubblicitari e verb. ud. 16.9.08 testi P. e C.).
Quanto all’impossibilità di garantire l’uscita del periodico alle date indicate nell’elenco prodotto dall’attrice (cfr. doc. 3) in mancanza del raggiungimento degli obiettivi economici, ovvero di margini economici tali da garantire la copertura di tutti i costi (come sostenuto dal teste indicato dalla convenuta G.M.), si osserva che tale circostanza non solo risulta contraddetta dai testimoni indicati dall’attrice che hanno invece riferito che le uscite del periodico erano già concordate, ma appare poco plausibile e comunque contrastante con gli impegni contrattualmente assunti dal concedente nel contratto di cui l’attrice lamenta l’inadempimento.
Come detto parte integrante del contratto sottoscritto dalle parti è l’allegato D che prevedeva non solo il fatturato minimo da realizzare annualmente per la raccolta pubblicitaria, ma fissava anche il numero minimo di uscite del periodico, stabilite in numero di 12 per il 2006 ed in numero di 24 per il successivo 2007. Differenza, peraltro, pienamente compatibile con l’avvio della pubblicazione dalla fine di maggio 2006. Premesso che il raggiungimento dell’obiettivo di fatturato pubblicitario non risulta in alcuna clausola indicato quale "minimo garantito", ovvero come fatturato di cui la concessionaria garantiva in ogni caso la realizzazione, si può indubbiamente ritenere che tale obiettivo costituisse elemento pregnante dell’obbligazione della concessionaria e tale da rilevare anche sulla permanenza del vincolo contrattuale essendo astrattamente idoneo ad incidere sul rapporto fiduciario esistente tra il concedente ed il concessionario. È tuttavia indubbio che per consentire il raggiungimento di tale obiettivo (cui era connesso anche la previsione di un premio pari al 2% in favore del concessionario) gravasse anche sull’editore l’impegno ad assicurare (quantomeno) le 12 uscite previste, salva la facoltà di avvertire il concessionario, entro un termine ragionevole, laddove risultasse prevedibile che le operazioni commerciali sarebbero state notevolmente inferiori a quelle che il concessionario poteva attendersi della impossibilità di dare corso all’esecuzione del contratto ed agli obblighi assunti anche dal concedente con la stipula del contratto de quo.
Sennonché , a fronte della conclusione di un accordo tra concedente e concessionaria a metà febbraio 2006 e della raccolta di inserzioni pubblicitarie da parte di Stendart s.r.l. nei primi tre mesi di vigenza del contratto di collaborazione per complessivi euro 34.509,50 su un fatturato annuo lordo previsto in euro 93.100,00, non sembra ad avviso dello scrivente che le operazioni commerciali concluse dalla concessionaria potessero considerarsi nettamente inferiori alle previsioni contrattuali.
Non solo risultavano, infatti, già acquisiti ordini superiori ad 1/3 del fatturato annuo previsto, ma la circostanza che eventualmente i primi numeri del periodico potessero avere un numero di inserzioni inferiore appare certamente ragionevole e peraltro verosimilmente considerata anche dai contraenti se è vero che la previsione di fatturato era su base annua, salvo verifiche periodiche, e non su base mensile.
In nessuna parte del contratto né dei suoi allegati risultano indicazioni del volume pubblicitario richiesto per ciascun numero del periodico e nessuna prova è stata in concreto offerta dalla società convenuta per dimostrare l’inadeguatezza dell’attività di raccolta pubblicitaria da parte della concessionaria essendo a tal fine insufficiente la mera produzione di una copia del fax asseritamente inviato il 23.5.05 contenente generiche doglianze e riferimenti a quantificazioni di raccolta pubblicitaria per ciascun numero del periodico in realtà non previste in contratto.
Ricordato che la revoca del mandato ha natura di recesso unilaterale con efficacia ex nunc e quindi produce effetti per il futuro ma non elimina l’attività gestoria già compiuta | dal mandatario (cfr. cass. civ. 10739/2000), reputa il Tribunale che, laddove tale revoca o recesso non risulti sorretta da giusta causa né data con adeguato preavviso, appaia coerente coi principi di buona fede e correttezza che devono presiedere lo svolgimento dei rapporti contrattuali ritenere che la mancata diffusione dei messaggi pubblicitari già raccolti dal concessionario dia luogo ad un inadempimento colpevole cui consegue il riconoscimento in favore del concessionario del diritto al risarcimento dei danni conseguentemente patiti.
In definitiva si ritiene che l’adempimento della prestazioni assunte dal concessionario presupponessero anche una collaborazione del concedente/editore, salva la possibilità di tempestivamente notiziare il concessionario circa l’eventuale impossibilità di accettare talune inserzioni o altre difficoltà operative che rendessero oggettivamente impraticabile l’uscita del periodico nei termini previsti.
Al contrario, alla luce delle risultanze istruttorie e in mancanza di elementi di prova contrari da parte del convenuto, le modalità con cui risulta realizzato il recesso in coincidenza con la prima (prevista ma non realizzata) uscita del periodico ed adducendo circostanze che non appaiono concretamente ravvisabili nel caso di specie inducono a ritenere che non solo lo stesso apparisse privo di qualsiasi giusta causa, ma fosse altresì sostanzialmente contrario ai principi di buona fede e correttezza, essendosi realizzato quando oramai la società concessionaria aveva indubbiamente già svolto una cospicua attività acquisitiva di ordini, evidentemente impegnando a tal fine mezzi e personale e assumendo direttamente nei confronti dei terzi contraenti impegni che, per effetto dell’improvviso recesso dell’editore, non sarebbe stata in grado di rispettare.
Ne consegue che ingiustificato il recesso operato dalla società concedente, la mancata pubblicazione delle inserzioni pubblicitarie raccolte costituisca inadempimento contrattuale dell’editore che legittima l’attore a richiedere il risarcimento dei danni conseguentemente patiti.
Danni che appare corretto quantificare avuto riguardo all’importo spettante al concessionario in relazione agli affari dal medesimo conclusi ed al guadagno che l’attore avrebbe realizzato in caso di adempimento del concedente: tenuto conto della percentuale del 30% prevista nel contratto de quo quale corrispettivo dovuto al concessionario sull’importo fatturato e dell’acquisizione di ordini per complessivi euro 34.509,50 si ritiene quindi che parte convenuta debba essere condannata al pagamento in favore di Stendart s.r.l. della somma di euro 10.352,85.
Trattandosi di somma dovuto a titolo risarcitorio,sebbene derivante da inadempimento contrattuale, tale obbligazione configura un debito di valore, in quanto diretta a reintegrare completamente il patrimonio del danneggiato, sicché resta sottratta al principio nominalistico, e deve, pertanto, essere quantificata dal giudice, anche d’ufficio, tenendo conto della svalutazione monetaria sopravvenuta fino alla data della liquidazione.
Ne consegue che l’indicata somma dovrà esser quindi rivalutata anno per anno dalla data della domanda sino ad oggi e sulla somma così rivalutata andranno quindi poi computati dalla pronuncia gli interessi legali sino al saldo effettivo.
Ritiene, invece, il Tribunale che nessuna prova abbia offerto parte attrice a sostegno dell’asserito danno all’immagine "commerciale" risentito per effetto di tale comportamento.
In specie non risulta dimostrata la perdita di affari né un’eventuale difficoltà di ripristinare rapporti commerciali coi soggetti che avevano inizialmente aderito alle offerte di pubblicazione sulla testata edita dalla società convenuta. Conseguentemente non può trovare accoglimento la richiesta risarcitoria di tale voce di danno.
Ritiene il Tribunale che l’esito del giudizio giustifichi la condanna della convenuta a rifondere parte attrice delle spese di causa in misura di 2/3 compensando il restante 1/3.
Spese liquidate per l’intero in favore dell’attrice in via equitativa stante la mancanza di nota spese in complessivi euro 2.500,00 per onorari e diritti, oltre spese generali, cpa ed Iva di legge

P.Q.M.
Il Tribunale di Novara, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando , ogni diversa istanza, difesa e deduzione disattesa,
Dato atto dell’inadempimento contrattuale di Giada Com s.r.l.
Condanna la convenuta Giada Com s.r.l. al risarcimento dei danni patiti dall’attrice Stendart s.r.l., danni quantificati in euro 10.352,85, importo da rivalutare anno per anno secondo indici Istat dalla data della domanda sino ad oggi, oltre agli interessi legali su tale somma dalla sentenza sino al saldo effettivo;
Rigetta la domanda di risarcimento del danno all’immagine perché infondata;
Condanna la convenuta a rifondere parte attrice delle spese di causa in misura di 2/3 compensando il restante l/3,spese liquidate per l’intero in via equitativa in complessivi euro 2.500,00 per onorari e diritti, oltre spese generali, cpa ed Iva di legge.
Novara 28.4.2010