B.L. ha subito custodia cautelare in carcere dal 19.03.2005 al 27.05.2005 e sino al 20.03 2006 agli arresti domiciliari quale imputato del reato di rapina.
Essendo stato assolto dal GIP perchè il fatto non sussiste, il predetto presentava domanda per ottenere dal Ministero dell’Economia e delle Finanze la riparazione per l’ingiusta detenzione subita.
Con ordinanza del 24.09.2007 la Corte di Appello di Milano liquidava a B. la somma di Euro 10.480 quale riparazione per ingiusta detenzione.
Su ricorso del Ministero dell’economia e delle finanze, questa Corte – Sezione Quarta – con sentenza 14.01.2009 annullava con rinvio la predetta ordinanza per avere la corte territoriale disatteso il noto principio che "in tema di riparazione per l’ingiusta detenzione, il giudice deve fondare la propria decisione su fatti concreti esaminando la condotta del richiedente sia prima che dopo la perdita della libertà ed indipendentemente dalla conoscenza che il prevenuto abbia avuto dell’inizio delle indagini al fine di stabilire, con valutazione ex ante, non se la condotta integri estremi di reato, ma solo se sia stata il presupposto che abbia ingenerato, ancorchè in presenza di errore dell’autorità procedente, la falsa apparenza della sua configurabilità come illecito penale, dando luogo alla detenzione con rapporto di causa ad effetto" ex pluribus Cassazione Sezione 4^ n. 4194/2007 RV. 238678.
La Corte di Appello di Milano, in sede di rinvio, accoglieva la domanda liquidando al richiedente la somma di Euro 7.200 nel presupposto che la sua condotta non avesse dato causa al provvedimento restrittivo.
Proponeva ricorso per cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Milano denunciando manifesta illogicità della sentenza sull’esclusione della colpa grave emergente dalle seguenti circostanze – la difformità della versione resa da B. in sede di udienza di convalida rispetto alle dichiarazioni degli altri protagonisti;
– il fatto che egli fosse, quando si è verificato l’illecito, in compagnia del responsabile del furto;
– il fatto che egli avesse strappato dal collo della parte offesa altra parte del monile rubato dal coimputato.
Chiedeva l’annullamento dell’ordinanza. Il ricorso è fondato.
E’ colposo ed esclude l’indennizzo richiesto il comportamento cosciente e volontario al quale consegue un effetto idoneo a trarre in errore l’organo giudiziario; in tal caso la condotta del soggetto pone in essere una situazione tale da dare una non voluta ma prevedibile ragione d’intervento dell’AG. La colpa che esclude l’indennizzo si deve sostanziare in comportamenti specifici che abbiano dato causa o concorso a dare causa all’instaurazione dello stato privativo della libertà; la valutazione non deve esser operata su dati congetturali o non definitivamente comprovati accertando l’esistenza di un rapporto eziologico tra la condotta tenuta e l’idoneità a porsi come determinante della privazione della libertà.
Nella fattispecie, deve rilevarsi che la Corte d’Appello non si è attenuta al principio affermato da questa Corte perchè, pur avendo preso atto della posizione equivoca assunta dal B. al momento del fatto specie con riferimento all’asportazione violenta della collanina dal collo della persona offesa, non ha dato alcuna plausibile spiegazione delle ragioni della ritenuta non incidenza di tali elementi sull’emissione del provvedimento essendo gli stessi potenzialmente idonei a ingenerare il convincimento nell’A.G. del suo coinvolgimento nel reato.
L’ordinanza va, quindi, annullata con rinvio alla Corte d’Appello di Milano per nuovo esame alla luce dei principi sopraindicati.

P.Q.M.
La Corte annulla l’ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Milano.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 febbraio 2010.
Depositato in Cancelleria il 8 aprile 2010