Che P. A. R. con ricorso ex art.700 c.p.c. in corso di causa depositato in data 21.12.2009, adiva
l’intestato Tribunale deducendo, tra l’altro:
– che con atto di citazione notificato in data 21.03.2002 conveniva in giudizio il resistente condominio, unitamente ai sigg.ri T. A. e V. K., onde ottenere il riconoscimento del diritto di accesso allo spazio
antistante la propria abitazione al fine di poter parcheggiare la propria autovettura;
– che ella versava in gravi condizioni di salute che sin dall’atto di citazione giustificavano l’opportunità e la necessità di eliminare le barriere architettoniche, come da documentazione medica allegata;
– che, in ragione delle gravi condizioni e della difficoltà di deambulazione che rendevano necessario l’utilizzo della propria auto, la stessa era di fatto immobilizzata e non poteva liberamente uscire dalla propria abitazione;
– che il tempo occorrente per ottenere una decisione di merito pregiudicava il suo diritto alla salute.
Ciò dedotto, chiedeva che il Tribunale, in accoglimento del ricorso, accertato e dichiarato il grave pregiudizio alla salute derivante dal mancato ed impedito utilizzo dell’area di parcheggio antistante la sua abitazione, peraltro di sua esclusiva proprietà, ordinasse la cessazione dell’apposizione di altri mezzi meccanici frontalmente all’area de qua da parte dei condomini di via omissis.
Si costituiva il condominio resistente, il quale preliminarmente deduceva l’improponibilità ed
inammissibilità del ricorso ex art. 700 c.p.c. per difetto di residuante della misura cautelare invocata, atteso che nell’ipotesi di tutela cautelare di un diritto reale, alle luce delle allegate turbative e/o molestie, avrebbe dovuto proporsi ricorso ex art. 703 c.p.c.
Ancora, in via preliminare, deduceva: la carenza di legittimazione passiva del Condominio, in quanto non responsabile dell’apposizione di mezzi meccanici, né di condotte che avevano limitato l’accessoall’area di proprietà della ricorrente; l’invalidità del procedimento per omessa citazione di tutti i soggetti che erano parti del giudizio di merito (i coniugi V. e T.).
Indi nel merito, argomentava per l’infondatezza degli avversi assunti, atteso che la ricorrente aveva sempre goduto della sola servitù di passaggio a piedi sulla strada di proprietà del condominio, senza che peraltro ella avesse titolo per parcheggiare la propria auto nell’area di sua proprietà in quanto tale spazio non aveva la destinazione a parcheggio; difettavano, comunque, nel caso in esame, sia il fumus che il periculum in mora.
All’udienza del 29.01.2010, instaurato regolarmente il contraddittorio, il G.D. riservava la decisione.
Osserva
Il presente procedimento cautelare è stato introdotto nell’ambito di un giudizio a cognizione piena instaurato da P. A. R. nei confronti del Condominio di via omissis e di T. A. e V. K..
In particolare, l’attrice, nel giudizio di merito, deduceva di essere proprietaria di un fabbricato che aveva "in comune" con il Condominio la strada di accesso allo stesso; che, nel omissis, aveva acquistato l’area antistante al suddetto fabbricato per adibirla a parcheggio dell’autovettura del proprio nucleo familiare; che, tuttavia, il passaggio era impedito dal fatto che i condomini vi parcheggiavano le proprie autovetture; che, in particolare T. A. aveva parcheggiato stabilmente due auto e una moto, mentre la moglie V. K., mediante missiva all’indirizzo dell’attrice, aveva contestato il suo diritto di passaggio e negato gli addebiti mossi al marito; che, del pari, gli altri condomini avevano disconosciuto l’esistenza del diritto dell’odierna ricorrente.
In sostanza, parte attrice esperisce una actio confessoria servitutis ex art. 1079 c.c., volta al riconoscimento di una servitù di passaggio con autoveicoli sulla strada di accesso alla propria abitazione ed in proprietà del Condominio; in subordine, nel caso di riconoscimento di una servitù di solo passaggio pedonale, chiede ex art. 1052 c.c. che la suddetta servitù venga ampliata dal Giudice, mediante passaggio anche di autoveicoli, essendo ella affetta da grave handicap.
Così ricostruito, preliminarmente, l’oggetto del giudizio di merito, e rilevato che la ricorrente agisce ex art. 700 c.p.c. onde ottenere, in via d’urgenza, la tutela dello stesso diritto di cui chiede l’accertamento in via ordinaria, giova evidenziare quanto segue.
In primo luogo, va disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso alla tutela cautelare atipica ex art. 700 c.p.c. per difetto del requisito della residualità, atteso che non si rinvengono altri rimedi tipici per ottenere, in via d’urgenza, la tutela del diritto reale in questione.
Invero, improprio è il richiamo alla tutela possessoria, atteso che oggetto della presente fase, così come del giudizio di merito, non è la lesione di una situazione di fatto (possesso) mediante turbative o molestie, quanto una azione, quella confessoria servitutis, volta ad ottenerne, da parte di chi se ne assume titolare, il riconoscimento in giudizio nei confronti di chi ne contesta l’esercizio, ed a far cessare gli eventuali impedimenti e turbative.
Così qualificata l’azione, non vi è dubbio che la legittimazione passiva ben può spettare al solo Condominio, in qualità di titolare del fondo servente, né sussiste nella specie litisconsorzio necessario atteso che la actio confessoria servitutis, nel caso in cui il fondo servente, appartenga pro indiviso a più proprietari, comporta un litisconsorzio necessario tra tutti i comproprietari solo quando non si risolva in un mero accertamento, bensì sia diretta anche ad una modificazione della cosa comune, la quale non può essere disposta od attuata pro quota, in assenza di uno dei contitolari del diritto dominicale (v. ex plurimis, sulla legittimazione dell’amministratore di Condomino ed i presupposti per un litisconsorzio necessario, Cass. n. 919/2004, n. 9206/2005, n. 13186/1992).
Da ciò deriva che ben può parte ricorrente, nonostante non siano stati estromessi nel giudizio di merito, esperire il ricorso cautelare solo nei confronti del Condominio, fermo restando che sarà demandata alla cognizione della fase di merito ogni valutazione circa la rinuncia alla domanda nei confronti degli originari convenuti T. e V..
Sgombrato il campo dalle eccezioni di rito, quanto al merito dell’azione cautelare parte ricorrente deduce, in ordine al fumus boni iuris, che le risultanze processuali hanno ampiamente acclarato l’esistenza del suo diritto di servitù di passaggio con l’autovettura; in ordine al periculum allega l’aggravarsi delle condizione di salute ed il grave pregiudizio che potrebbe derivare alla salute medesima, in attesa della decisione sul merito.
La domanda cautelare è fondata per le ragioni di seguito esposte.
Pacifica e non contestata tra le parti è la titolarità, in capo a P. A. R., di una servitù di passaggio a piedi (la quale emerge anche dalla documentazione allegata in atti), tuttavia, in esito alla sommaria delibazione propria della presente fase, la ricorrente non ha fornito (né nel giudizio di merito, né nella presente fase) alcun elemento probatorio dal quale possa evincersi quanto meno la verosimiglianza della pretesa fatta valere con riferimento alla servitù di passaggio con autoveicoli.
Ed invero, non appare, allo stato, sufficientemente provata l’esistenza del relativo diritto mediante uno dei modi di costituzione o di acquisto del diritto di servitù di passaggio, non essendo all’uopo sufficiente la mera esistenza di opere visibili e permanenti (tra l’altro afferenti ad un presunto diritto di parcheggio sull’area di proprietà antistante il fabbricato e non già inerenti la strada di accesso all’abitazione su cui si vanta la servitù di passaggio), che non integra ex se un modo di acquisto della servitù, essendo al più uno dei presupposti dell’acquisto per usucapione o per destinazione del padre di famiglia (Cass. n. 12008/2004).
Con riferimento, invece, al diritto invocato in via subordinata, giova osservare che nella specie, la ricorrente è titolare di un diritto di servitù di passaggio a piedi, di cui domanda, in subordine all’actio confessoria servitutis, l’ampliamento per consentirne il passaggio con mezzi meccanici.
Orbene, allo stato non risulta, invero, che sia possibile un vero e proprio ampliamento della strada di accesso al fabbricato.
Del resto, l’art. 1052 c.c., a differenza dell’art. 1051 c.c. consente di prendere in considerazione lo stato di un fondo che sia anche munito di accesso "inadatto" e non suscettibile di ampliamento, ai fini dell’imposizione coattiva di un’altra tipologia di passaggio, quando vengano in considerazioni interessi generali, come nel caso in cui la domanda risponda alla esigenza di accessibilità – di cui alla legislazione relativa ai portatori di handicap – degli edifici destinati ad uso abitativo (Corte Cost. 10 maggio 1999 n. 197).
In buona sostanza, allora, per effetto della citata pronuncia, un asservimento del fondo limitrofo, e art. 1052 c.c., deve oggi ritenersi consentito allorché il fondo dominante sia un edificio destinato ad uso abitativo quante volte ciò si renda necessario per agevolare l’ingresso nell’immobile di persone non deambulanti o con ridotta capacità motoria.
A fondamento della decisione citata della Corte Costituzionale, che richiama una pluralità di disposizioni costituzionali, si pongono, evidentemente, le istanze di tutela dei diversamente abili, non solo e non tanto in chiave discriminatoria, ma anche e soprattutto nell’ottica propulsiva della realizzazione delle condizioni che permettano la piena partecipazione degli stessi alla vita sociale.
Invero, la possibilità di entrare senza disagi nell’abitazione propria ed in quelle altrui è stata ritenuta, dalla Corte, una componente essenziale ai fini della socializzazione del diversamente abile, sostanzialmente assumendosi che l’abbattimento o l’aggiramento di un ostacolo che si trova dinanzi alla soglia di casa costituisce, per quest’ultimo, il superamento di un ostacolo sul cammino verso la normalità.
Considerata dunque la situazione clinica della ricorrente, come emerge dalla documentazione medica allegata anche al presente ricorso, ritenuta sussistente la verosimile fondatezza dell’azione ex art. 1052 c.c. ed il pregiudizio irreparabile che potrebbe derivare dai tempi necessari per la definizione del giudizio di merito, in considerazione della difficoltà, o impossibilità di accedere con la propria autovettura all’area antistante l’abitazione per essere trasportata o soccorsa agevolmente, il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, deve essere ordinato al Condominio di via omissis di astenersi dall’apporre autovetture o motocicli o altri mezzi meccanici nell’area antistante la proprietà della ricorrente e di consentire il passaggio con autovettura alla ricorrente per raggiungere la propria abitazione.
Trattandosi di ricorso in corso di causa ogni decisione sulle spese del presente procedimento va rimessa alla decisione di merito.

P.Q.M.
– accoglie il ricorso ex art. 700 c.p.c. promosso da P. A. R. e per l’effetto ordina al condominio di via omissis di astenersi dall’apporre autovetture o motocicli o altri mezzi meccanici nell’area antistante la proprietà della ricorrente e di consentire il passaggio con autovettura alla ricorrente per raggiungere la propria abitazione;
– spese al definitivo.
Si comunichi.