II presente giudizio ha ad oggetto le seguenti domande: la domanda spiegata da da R. G., in proprio e quale rappresentante della Soc. E., nonché da R. A. – in qualità di proprietari di alcune unità immobiliari site nell’edifico in Bari alla via C. – nei confronti di T. M., costituitosi in giudizio, T. G., T. P., A. L., R. P.,. R. M., tutti rimasti contumaci e R. A. cui è succeduto l’erede F. F. costituitosi in giudizio – in qualità di proprietari delle ulteriori unità immobiliari dello stabile – di accertamento dei valori millesimali del medesimo: la domanda spiegata nei confronti del solo T. M. di risarcimento dei danni causati alle parti comuni da tale M. M., conduttore dell’immobile del primo, per aver aperto nel cortile comune una porta di accesso al locale condotto in locazione, per aver chiuso e coperto parte di quest’ultimo, per aver installato nella parte residua un ingombrante serbatoio; la domanda spiegata nei confronti di T. M., T. G., T. P., A. L. e R. M. di condanna al risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede per le omissioni nella manutenzione del bene e gli impedimenti frapposti alla formazione delle tabelle millesimali e per il risanamento statico dell’edificio; la ulteriore domanda spiegata dal solo R. nei confronti della sola R. A., con la quale era intervenuta scrittura privata del 04 luglio 1990 di trasferimento di una quota indivisa pari ai 2/35 della unità immobiliare dello stabile sita al piano ammezzato tra il secondo piano ed il lastrico solare, di accertamento della autenticità delle sottoscrizione del conseguente trasferimento della proprietà con adempimento delle connesse formalità; la domanda, conseguente a quest’ultima, spiegata dal R. nei confronti di T. M. di condanna a rendere il conto dei frutti civili percepiti e della gestione del rapporto locatizio relativo a detta ultima unità.
In ragione di quanto dichiarato dall’attore in sede di memoria conclusionale sulla domanda spiegata nei confronti della sola R. è cessata la materia del contendere. Invero, in sede di conclusionale l’attore ha chiesto che fosse dato atto che a seguito della stipulazione dell’atto pubblico del 23 ottobre 2009 la cui stipula aveva portato alla conclusione della controversia, esso deducente era divenuto "titolare della partecipazione di 570/8064"; trattasi, tuttavia, di domanda nuova come tale inammissibile.
Con riferimento alla prima domanda avente ad oggetto l’accertamento dei valori millesimali dello stabile alcuna obiezione è stata mossa dalle parti costituite a quanto accertato dal consulente, ing. P., nella relazione depositata il 03 marzo 1995. Pertanto, poiché la consulenza è esente da vizi logici o giuridici e risulta elaborata a seguito di puntuale indagine sui luoghi possono porsi le relative tabelle a fondamento della presente decisione.
Con riferimento alla seconda domanda, avente ad oggetto la condanna del solo T. M. al risarcimento dei danni causati dal conduttore del proprio immobile alle cose comuni, deve rilevarsi che la medesima non risulta provata. In sede di memoria di replica gli attori hanno dedotto che la stessa non è stata oggetto di trattazione in quanto oggetto di altro giudizio. Tuttavia, per un verso, non risulta provata la pendenza o comunque la definizione di ulteriore giudizio identico per petitum e per causa petendi. Per altro verso, a voler intendere la precisazione come una rinuncia agli atti, non potrebbe che rilevarsi come la medesima non è stata in alcun modo accettata dal convenuto che, al contrario, in memoria conclusionale ha insistito per il suo rigetto. La pretesa pertanto deve rigettarsi nel merito in quanto non fondata.
Con riferimento alla terza domanda gli attori deducono che i condomini ivi indicati avrebbero recato loro danno rendendosi responsabili delle condizioni di grave degrado dell’edificio a causa della colpevole incuria nella formazione del condominio e delle relative tabelle, necessarie per deliberarne il risanamento.
La domanda non è fondata.
Deve premettersi che il presente giudizio non ha ad oggetto la esecuzione delle opere di ripristino dell’immobile, bensì, per un verso la adozione delle tabelle millesimali, per altro verso la condanna dei convenuti al risarcimento del danno sull’assunto che il degrado dell’intero edificio fosse imputabile a loro inerzia.
Invero, in ragione del disposto di cui agli artt. 1104 e 1105 c.c., applicabili al condominio in virtù del richiamo di cui all’art. 1139 c.c., tutti i comunisti hanno diritto ad amministrare la cosa comune e, di contro, sono obbligati a contribuire alle spese necessarie alla conservazione ed al godimento, salva la sola rinuncia del diritto. Da tale combinato normativo tuttavia, non si desume affatto un obbligo di amministrazione attiva. La inerzia nella gestione della proprietà, infatti, è una della facoltà attraverso le quali, in genere, può estrinsecarsi il diritto reale, sicché nella ipotesi in cui il medesimo spetti in contitolarità a più soggetti, il diritto degli altri alla amministrazione della cosa per consentirne la conservazione ed il godimento trova tutela nella possibilità riconosciuta dall’art. 1105 c.c. e dall’art. 1129 c.c. di rivolgersi alla autorità giudiziaria in sede non contenziosa per la adozione dei provvedimenti opportuni o per la nomina di un amministratore. Gli attori, pertanto, ben avrebbero potuto ovviare alla condotta inerte dei comproprietari attivandosi per la nomina di un amministratore. Ne consegue che il degrado dell’immobile conseguente al ritardo non è in alcun modo imputabile a titolo di illecito agli odierni convenuti per non aver posto in essere atti di amministrazione non essendo gli stessi a tanto tenuti. Va rilevato infatti che l’obbligo di sopportare le spese necessarie per la gestione è cosa diversa dalla gestione stessa.
È fondata invece è la domanda di condanna del solo T. M. a rendere il conto relativo alla gestione dell’appartamento al secondo ammezzato. La "ratio" dell’obbligo del rendiconto va individuata nel fatto che, chiunque svolga attività nell’interesse di altri, deve portare a conoscenza di questi secondo il principio della buona fede gli atti posti in essere ed in particolare, quegli atti e fatti da cui scaturiscono partite di dare e avere. Pertanto la resa dei conti, può anche costituire obbligo a sé stante fondato, a pari di quanto può avvenire in qualsiasi stato di comunione, sul presupposto della gestione di affari altrui condotta da alcuno dei partecipanti, in base ad assunzione volontaria od a mandato ad amministrare.
Ciò premesso nel caso di specie il convenuto non ha mai contestato di aver gestito l’immobile oggetto della pretesa. essendosi, piuttosto, limitato ad eccepire che il R. non aveva alcun diritto al rendiconto in quanto il suo atto di acquisto non poteva produrre alcun effetto atteso che l’alienante, R. A., non avrebbe potuto procedere alla alienazione della sua quota in quanto. a propria volta, la sua dante causa, disponendo in suo favore di altra unità con testamento olografo registrato il 07 febbraio 1974 le aveva fatto onere di rinunciare alla quota successivamente alienata al R. in favore della sorella R. G., dante causa di T. M..
Detta ultima asserzione, tuttavia, ha trovato smentita nella consulenza in atti la quale. ricostruendo i successivi passaggi di proprietà delle quote ha accertato che alla data; della alienazione R. A. era proprietaria della quota alienata a R. G.. Quest’ultimo, pertanto, ha diritto ad ottenere il conto delle gestione sin dalla data del suo acquisto. Non è condivisibile, infatti, l’assunto del convenuto, secondo cui, essendosi chiarita la consistenza delle reciproche proprietà solo a seguito della esibizione documentale di cui alla udienza del 19 giugno 2006 il conto sarebbe dovuto solo da tale data. Viceversa, deve affermarsi che, non avendo trovato riscontro l’assunto dei convenuto volto a negare il diritto del R. al rendimento del conto questi ha diritto al medesimo sin dall’acquisito.
In ragione del parziale rigetto della domanda attrice vi sono giusti motivi di compensazione della metà delle spese di lite mentre la ulteriore metà segue la soccombenza. In ragione della obiettiva difficoltà di procedere alla elaborazione delle tabelle millesimali in via stragiudiziale e della effettiva esistenza di una con dizione di degrado del bene vi sono giusti motivi per porre a carico per la metà degli attori e per la metà dei convenuti le spese delle consulenze di ufficio, con esclusione di quelle liquidate all’ing. C. con decreto del 05 novembre 2007 che restano a carico del solo T. M., la cui contestazione sulla proprietà del R. ha reso necessaria la relativa ctu.

P.Q.M.
Definitivamente decidendo sulla domanda spiegata da R. G., in proprio e quale rappresentante della Soc. E., nonché da R. A. nei confronti di. T. M., T.G. T. P., A. L., R. P.. R. M., e R. A. cui è succeduto l’erede F. F. il 17, il 19 ed il 23 luglio 1991 così provvede:
– dichiara cessata la materia del contendere sulla domanda spiegata nei soli confronti di R. A. di trasferimento di una quota indivisa pari ai 2/35 della unità immobiliare dello stabile sita al piano ammezzato tra il secondo piano ed il lastrico solare:
– accerta che le quote millesimali dello stabile sito in Bari alla via C. sono quelle di cui alle tabelle allegate alla relazione dell’ing. P. C. depositata il 16 novembre 2001
– condanna T. M. a rendere a R. G. il conto della gestione della unità immobiliare dello stabile sita al piano ammezzato tra il secondo piano ed il lastrico solare a decorrere dal 04 luglio 1990 rigetta ogni ulteriore domanda
– condanna i convenuti, in solido tra loro, al pagamento in favore degli attori della metà delle spese di lite che si liquida, già compensata la ulteriore metà, in (euro 792,00 spese euro 3300,00 diritti euro 2200,00 onorario) oltre Iva, Cap e rimborso forfetario spese generali come per legge
– Pone definitivamente a carico per metà degli attori e per metà dei convenuti le spese di ctu con esclusione di quelle liquidate all’ing. C. con decreto del 05 novembre 2007 che restano a carico del solo T. M.
Bari 20 gennaio 2010
Giudice Rosanna Angarano