1. Con ricorso n. 3009/1994, il Condominio dello stabile sito in Taranto Corso Italia n. 304/e (già cooperativa edilizia primavera 2° Gruppo) ha impugnato al Tar di Lecce la concessione edilizia n. 68 rilasciata alla Cooperativa Saturno il 12 maggio 1994 dall’assessore ai lavori pubblici – risanamento città vecchia – verde pubblico – governo del territorio urbanistica -edilizia, deducendo due distinti motivi:
1.1. violazione dell’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978, per l’edificazione del territorio interessato dall’edilizia economica e popolare (zona residenziale in applicazione della legge n. 167/62 già oggetto di decreto – D6), laddove stabilisce che "la zona è riservata alle realizzazioni edilizie e costruttive in genere considerate dai progetti che costituiscono PEEP già approvati. Le norme specifiche di attuazione e la disciplina urbanistica affermata dai piani sopraindicati si intendono recepiti dalla variante generale al piano regolatore in uno con le previsioni progettuali che definiscono i piani stessi. Ove nelle presenti zone venga meno o venga revocata la destinazione di aree per la legge n. 167/62, nelle more di altra destinazione, si applicano le norma della zona A5 (verde agricolo di tipo B)".
1.1.1. Il PEEP del Comune di Taranto è stato approvato con decreto del Ministro LL.PP. n. 5032/65 in data 18 febbraio 1965: era perciò scaduto prima del rilascio della licenza per lo spirare del termini dei diciotto anni di validità della legge n. 167/1965, prorogata prima per cinque anni con la legge n. 765/1971, e poi di tre anni con la legge n. 457/1978.
1.1.2. Per l’edificazione in zona agricola, cui era soggetta l’area dopo la scadenza del PEEP, l’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978, prevedevano il lotto minimo di mq. 10.000, di molto superiore a quello autorizzato, nonché distanze e altezze rispettivamente superiori ed inferiori a quelle contenute nella licenza.
1.2. violazione dell’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978 e delle disposizioni del PEEP:
1.2.1. L’art. 1 delle disposizioni del 15 dicembre 1963 di attuazione del piano di acquisizione delle aree, richiamate dall’art. 46 della DPGR n. 421 del 20 marzo 1978, prevede che "l’edificazione delle aree riservate all’applicazione della legge 167 per lo sviluppo dell’edilizia economica popolare è soggetta alle norme del vigente regolamento edilizio del comune di Taranto, salve diverse disposizioni contenute nel presente compendio".
1.2.2. Per gli edifici comuni di tipo normale, l’art. 12 delle suddette disposizioni prevede che essi dovranno avere un corpo di fabbrica dello spessore massimo di mt. 13 ed un’altezza massima di mt. 25,80 (sette piani). L’art. 13 prevede che fra il fronte di lunghezza non superiore a mt. 13 (larghezza del corpo di fabbrica) e il confine di proprietà deve intercorrere una distanza non minore di metà della lunghezza del fronte, salva continuità di fabbricazione fra due proprietà".
1.2.2. Ad ammettere ancora la vigenza del PEEP, la distanza dal confine non poteva essere inferiore a mt. 6,50 e il numero dei piani non superiore a sette, oltre al piano terra.
1.2.3. Nel progetto approvato il 12 gennaio 1977 dalla Commissione edilizia in favore della Coop. edilizia primavera 2° gruppo, dante causa del Condominio Saturno, erano state previste per il lotto di pertinenza prescrizioni conformi agli artt. 12 e 13 delle disposizioni del 15 dicembre 1963 di attuazione del piano di acquisizione delle aree.
1.2.4. Tali disposizioni sono rimaste inosservate nella impugnata licenza edilizia.
1.3. Innanzi al giudice di primo grado si sono costituiti la Cooperativa Saturno, contestando la tardività del ricorso e il difetto di legittimazione a ricorrere dell’amministratore del Condominio Corso Italia n. 304/e ed adducendo l’infondatezza del ricorso. Anche il Comune, costituto in giudizio, ha chiesto il rigetto del ricorso.
2. Con la sentenza n. 847/89 del 29 settembre 1998, sono state disattese le eccezioni pregiudiziali e il ricorso del Condominio Corso Italia n. 304/e è stato accolto per il primo motivo. Secondo il primo giudice:
2.1. In base all’art. 3, co. 2, della legge n. 163/1967, il recepimento dei PEEP già approvati nella variante generale al piano regolatore non attribuisce alle loro previsioni la natura di norma di piano regolatore né validità a tempo indeterminato alla destinazione dell’area ad edilizia economica e popolare, ma rappresenta riconoscimento della compatibilità di tali PEEP alla disciplina del piano regolatore, attribuendo alle zone interessate la destinazione ad edilizia residenziale. Al venire meno della destinazione ad edilizia economica e popolare sopravvive la destinazione ad edilizia residenziale.
2.1.1. Anche secondo l’art. 17 della legge urbanistica (applicabile per analogia in quanto l’art. 9 della legge n. 162/1967 attribuisce ai PEEP il valore di piano particolareggiato), l’inefficacia del piano particolareggiato implica il permanere dell’obbligo a tempo indeterminato di osservare gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti nel piano stesso.
2.1.2. Nella Regione Puglia, il termine fissato dalla l.u. per l’esecuzione dei piani particolareggiati (cioè il periodo di validità per l’esecuzione dei piani particolareggiati) non è stato modificato per effetto della l.r. n. 56/1980, il cui art. 21, co. 11 (secondo cui il p.p. ha validità sino all’entrata in vigore di un nuovo p.p.) non riguarda la dichiarazione di pubblica utilità delle opere previste dal PEEP, ma le destinazioni di zona e le prescrizioni relative agli allineamenti, distanze e altezze. 2.1.3. L’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto aveva perciò lo scopo di sottrarre le aree destinate a PEEP all’edilizia residenziale, una volta venuto meno il vincolo di PEEP e la destinazione ad edilizia economica e popolare, assoggettando le aree ad una disciplina estremamente restrittiva, quale il verde agricolo di tipo B per permettere la riedizione della disciplina di edilizia economica e popolare.
2.2. Il limite temporale di efficacia della destinazione ad edilizia economica e popolare della zona relativo all’efficacia temporale della dichiarazione di pubblica utilità del PEEP, è stato individuato nel diciottesimo anno a decorrere dal 10 maggio 1975 (giorno successivo al superamento del controllo della delibera n. 133 del 7 marzo 1975 di aggiornamento del PEEP), sicché al momento del rilascio della licenza edilizia impugnata, n. 68 del 12 maggio 1994, la destinazione dell’area ad edilizia economica a popolare era venuta meno. All’area dovevano perciò essere applicate le norme della zona A5 dell’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978, con illegittimità della concessione edilizia.
2.2.1. Il PEEP era stato approvato con del decreto del Ministro ll.pp. n. 5032 del 18 febbraio 1965. Con la delibera consiliare n. 133 del 7 marzo 1975, il PEEP è stato adeguato agli standards urbanistici con approvazione del comprensorio n. 3/A, senza apportare modifiche al perimetro e agli indici di fabbricabilità previsti. La delibera ha concluso il procedimento previsto dall’art. 34 della legge n. 865/1971 con il controllo di legittimità, successivamente al quale (10 maggio 1975) sono iniziati a decorrere i termini di efficacia previsti in dieci anni dall’art. 9 della legge n. 167/1962, elevati a quindici dal d.l. n. 115/1974 (conv. L. n. 247/1974) e a diciotto dall’art. 51, l. n. 457/1978.
2.2.2. La sentenza ha, infine ritenuto che, alla data di scadenza del termine di efficacia del PEEP (maturatosi quindi al 10 maggio 1993, cioè al diciottesimo anno a decorrere dal 10 maggio 1975, di approvazione tutoria della delibera n. 133 del 7 marzo 1975, di adeguamento del PEEP agli standards urbanistici con approvazione del comprensorio n. 3/A) non si fosse verificato alcun evento modificativo del piano stesso. Infatti la delibera n. 134 del 7 marzo 1975 di espansione del perimetro dell’originario comprensorio n. 3/A con la destinazione ad edilizia economica e popolare dell’ulteriore comprensorio n. 3/B non era mai stata approvata dalla regione e la variante generale al PRG di Taranto di cui alla delibera del consiglio comunale n. 324 del 9 settembre 1974 approvata con la delibera di G.R. n. 6414 del 25 ottobre 1977 non ha costituito un aggiornamento del PEEP (con nuovo decorso del termine di diciotto anni) data l’incompatibilità nel medesimo strumento urbanistico fra le norme di edilizia residenziale e quelle di edilizia economica e popolare.
3. Nell’appello n. 11245/1998, proposto dalla soc. coop. edil. a.r.l. "Saturno", l’appellante ha ribadito l’eccezione pregiudiziale di difetto di legittimazione a ricorrere del Condominio Corso Italia n. 304/e ed ha sostenuto l’erroneità della sentenza per illegittima interpretazione dell’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978.
3.1. Ad avviso della cooperativa Saturno, l’applicazione delle norme di zona A5 (verde agricolo di tipo B) non è subordinata alla scadenza del termine di validità dei piano di zona, ma al verificarsi di una delle condizioni espressamente previste ossia la revoca o il venir meno dell’efficacia della destinazione di aree assegnate alla legge n. 167/1962, mentre la destinazione delle aree del Comprensorio 3 del PEEP è stata confermata nelle successive varianti del piano di zona come risulta dal certificato di destinazione d’uso.
3.1.1. Gli artt. 17 della l. n. 1150/1942, e 9 della l. n. 167/1962, impediscono di dare attivazione al piano di zona scaduto limitatamente agli espropri, ma non alla realizzazione di nuovi edifici già realizzati su aree espropriate: è perciò da escludere che la scadenza del PEEP portato dalla delibera n. 133 del 7 marzo 1975, avesse comportato l’illegittimità della licenza edilizia n. 68 del 12 maggio 1994 impugnata dal Condominio Corso Italia n. 304/e, avendo l’amministrazione conseguito la disponibilità della relativa area mediante esproprio nel momento in cui il PEEP era ancora efficace.
3.1.2. Alla legittimità della concessione non è di ostacolo, sempre ad avviso dell’appellante, l’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978, che, invece, avrebbe fatto proprie – inserendoli nei propri ambiti tipici – i contenuti dei piani di edilizia economica e popolare esistenti, sicché l’area interessata dalla concessione impugnata continuava ad essere disciplinata dalle previsioni del PEEP, che l’ha ridisciplinata sotto l’aspetto planovolumetrico.
3.2. Nel giudizio di appello si è costituito con controricorso il Condominio Corso Italia n. 304/e. Si è altresì costituito il Comune di Taranto ribadendo il difetto di legittimazione attiva del Condominio Corso Italia n. 304/e, ricorrente in primo grado. 4. Nell’appello n. 48/1999 del Comune di Taranto, in aggiunta all’inammissibilità del ricorso di primo grado per difetto di legittimazione attiva del Condominio Corso Italia n. 304/e, è stato ribadito che con il D.P.R.G. n. 42l/78, oltre perfezionare l’iter formativo della variante al piano regolatore generale, era stata approvata la variante al comprensorio 3/B, che recava le norme di attuazione dell’intero compendio delle comprensorio 3.
4.1. L’assetto planovolumetrico del comprensorio 3/A era quello di cui alla delibera consiliare n. 133 del 1975: la relativa disciplina tecnica attuativa era quella contenuta nel compendio delle norme tecniche allegato alla delibera di C.C. n. 134 del 1975, entrato in vigore all’atto di approvazione della variante al piano regolatore generale n. 421 del 1978.
4.2. In questo giudizio di appello si è costituito il Condominio Corso Italia n. 304/e.
5. I ricorsi sono stati entrambi chiamati alla pubblica udienza del 20 ottobre 2009 e passati in decisione
 
DIRITTO
1. In accoglimento del ricorso del Condominio Corso Italia n. 304/e di Taranto (già cooperativa edilizia primavera 2° Gruppo), il Tribunale amministrativo regionale della Puglia sede di Lecce, respinte le eccezioni preliminari, ha annullato, con la decisione in epigrafe, la concessione edilizia n. 68 del 12 maggio 1994, rilasciata alla Cooperativa Saturno per la realizzazione di un edificio all’interno del comprensorio 3A del piano di edilizia economica e popolare di Taranto.
1.1. Una volta spirato il diciottesimo anno dal 10 maggio 1975 di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità del PEEP e della connessa destinazione della zona ad edilizia economica e popolare, l’area era soggetta alle norme della zona A5 (verde agricolo) ai sensi dell’art. 46 delle disposizioni di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978. Sempre secondo il tribunale territoriale, ne conseguiva l’illegittimità della concessione edilizia n. 68, rilasciata il 12 maggio 1994, allorché era venuta meno la destinazione ad edilizia economica e popolare delle aree in questione.
2. Negli appelli della Cooperativa Saturno (n. 11245/98) e del Comune di Taranto (n. 48/2009), che devono essere riuniti ai sensi dell’art. 274 cod. civ. per connessione oggettiva, è anzitutto riproposta l’eccezione preliminare di difetto di legittimazione passiva del Condominio di Corso Italia n. 304/e, in relazione all’interesse all’osservanza della normativa urbanistica fatto valere nel giudizio, asseritamente diverso da quello proprio del condominio degli edifici, che sarebbe limitato invece all’utilizzo ed alla conservazione delle parti comuni dello stabile, niente affatto pregiudicato o compromesso dall’esistenza dello stabile della cooperativa sull’area limitrofa.
2.1. L’eccezione deve essere rigettata con riferimento all’interesse esplicitato sin dall’atto introduttivo, non essendo indifferente all’utilizzo o ad godimento delle parti comuni del condominio la realizzazione di uno stabile latistante difforme dalla prescrizioni urbanistico edilizie, come afferma il condominio appellato relativamente alla concessione assentita alla coop. Saturno per l’edificazione di un fabbricato costituito da un piano interrato, piano terra, nove piani superiori e diciotto alloggi a confine con la proprietà condominiale.
2.2. Correttamente pertanto la decisione impugnata ha ritenuto il Condominio di Corso Italia n. 304/e legittimato ad impugnare la concessione n. 68 del 1994, ai sensi dell’art. 31 della legge n. 1150/1942, come modificato dalla legge n. 765/1967, ravvisando la situazione di stabile collegamento con la zona e l’esistenza del pregiudizio, anche in assenza di danno specifico, essendo insito nella violazione edilizia il danno a tutti i membri di quella collettività (Cons. Stato, V, 19 settembre 2008, n. 4528) ed ha ravvisato l’interesse a ricorrere nella corretta applicazione della normativa urbanistico – edilizia che giustifica il sacrificio derivante dall’aggravio connesso alla presenza nella zona di ulteriori fabbricati (Cons. Stato, V, 31 gennaio 2006, n. 354; sez. V, 25 gennaio 2003, n. 339).
2.3. Altrettanto correttamente è stato affermato dai primi giudici la legittimazione del condominio ad impugnare la concessione suddetta, sulla scorta del mandato all’amministratore conferito tramite la preventiva deliberazione assembleare in data 19 settembre 1994, supportata dal quorum imposto dall’art. 1136 c.c. (Trib. Roma, sez. V, 17 marzo 2007, n. 37001).
2.4. La finalità si assicurare e garantire l’uso e la conservazione delle cose comuni, insita nella creazione del condominio di un edificio come centro di imputazione d’interessi, giustifica la titolarità in capo al medesimo dell’azione di annullamento nei confronti dell’illegittima esplicazione dello ius aedificandi ad opera del confinante, poiché le azioni promosse a difesa dei diritti e degli interessi legittimi dei condomini esplicano efficacia sull’intero raggruppamento degli occupanti dell’edificio e rappresentano una modalità della realizzazione dell’interesse comune (arg. T.A.R. Lombardia Brescia, 6 maggio 2005, n. 410; Cass., III, 20 febbraio 2009, n. 4245).
2.5. La causa petendi della domanda del Condominio ricorrente si sostanzia nella corretta applicazione dell’art. 46 delle NTA della variante generale del piano regolatore di Taranto, dalla quale scaturirebbe l’illegittimità della concessione edilizia e l’impossibilità di edificare l’intero fabbricato da parte della cooperativa Saturno, indipendentemente dall’appartenenza di parte dell’aera di sedime, come rivendica il Condominio ricorrente in primo grado.
2.6. Resta, in tal modo superato anche il profilo di appello dedotto dalla cooperativa Saturno nei confronti della sentenza per avere erroneamente dichiarato la legittimazione ad agire del Condominio nella falsa prospettazione che il fabbricato di ragioni Saturno ne avrebbe abusivamente invaso una parte dell’area di sua proprietà.
3. Nel merito, la sentenza di primo grado ha accolto il primo motivo appuntato nei confronti della concessione edilizia n. 68 del 12 maggio 1994, di violazione dell’art. 46 della norma di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978 sull’edificazione della parte di territorio comunale interessato dall’edilizia economica e popolare. La disposizione riserva la zona residenziale "alle realizzazioni edilizie e costruttive in genere considerate dai progetti che costituiscono i PEEP già approvati. Le norme specifiche di attuazione e la disciplina urbanistica affermata nei piani sopraindicati si intendono recepiti dalla variante generale al piano regolatore in uno con le previsioni progettuali che definiscono i piani stessi. Ove nelle presenti zone venga revocata o venga meno la destinazione di aree per la legge 18/4/1962, n. 167, nelle more di altra destinazione in variante al piano regolatore generale si applicano le norma della zona A5 (verde agricolo di tipo B).
3.1. Ad avviso del Condominio di Corso Italia n. 304/e, ricorrente in primo grado, il PEEP del comune di Taranto fu approvato il 18 febbraio 1965 con decreto del ministro dei lavori pubblici n. 5032/65 venuto a scadenza per la parte non realizzata prima del rilascio della concessione. In applicazione delle norme della zona A5 (verde agricolo di tipo B), prescritta dall’art. 46 delle NTA della variante generale del piano regolatore di Taranto, l’edificazione in zona agricola è soggetta al lotto minimo di diecimila mq., all’altezza massima di metri sette e al distacco minimo di metri tre, del tutto differenti da quelle autorizzate dal comune di Taranto in favore della Cooperativa Saturno.
3.2. Muovendo dal presupposto della diversità strutturale delle disposizioni del piano regolatore generale e del piano di edilizia economica e popolare, le prime delle quali sono prive di vincoli temporali diversamente dalle seconde, costitutive di un vincolo preordinato all’espropriazione, il tribunale salentino ha affermato che, con il recepimento dei PEEP già approvati nella variante generale al PRG di Taranto, la vocazione ad edilizia residenziale delle relative zone sopravvivrebbe al venire meno del vincolo espropriativo una volta scaduto il piano di edilizia economica e popolare: e ciò in analogia a quanto avviene alla scadenza dei piani particolareggiati di esecuzione, ai sensi dell’art. 17 della l.u. n. 1150/1942. Alla conservazione della destinazione residenziale sarebbe dunque preordinato il regime estremamente restrittivo per l’edificazione residenziale privata, imposto dall’art. 46 delle NTA della variante generale del piano regolatore di Taranto.
4. Dall’interpretazione dell’art. 46 delle NTA della variante generale del piano regolatore di Taranto muove la censura d’appello della Cooperativa Saturno (ric. n. 11245/98). Ad avviso della Cooperativa, l’applicazione delle norme di zona A5 (verde agricolo di tipo B) sarebbe subordinata al verificarsi delle condizioni sospensive previste dalle stessa variante generale, sostanziantisi nella revoca o nel venire meno della destinazione assegnata alle aree in attuazione della legge n. 167/1962. Condizioni mai avveratesi nel caso del piano regolatore del comune di Taranto, che ha confermato la destinazione ad edilizia residenziale del terreno anche nei successivi strumenti urbanistici e nel certificato di destinazione di zona. Anche l’art. 17 della legge urbanistica fa conseguire alla decadenza del piano particolareggiato per il decorso del termine di dieci anni, l’inefficacia del piano stesso a fini espropriativi, senza incidere la destinazione dei terreni e l’art. 9 della legge n. 167/1962, nell’attribuire ai piani di edilizia economica e popolare la valenza di piani particolareggiati di esecuzione, dispone espressamente che le aree comprese nel piano rimangono soggette ad espropriazione nel periodo di efficacia del piano, senza nulla prevedere circa la destinazione delle aree alla scadenza di validità.
4.1. Sempre secondo la Cooperativa Saturno, la disponibilità dell’area oggetto di concessione edilizia era stata già acquisita in capo al Comune di Taranto con procedimento espropriativo definito mediante cessione bonaria, come previsto dall’art. 9 della legge n. 167/1962, di talché il comune poteva utilizzarla anche dopo i termini di scadenza del piano, essendosi definita l’acquisizione dell’area mentre il piano stesso era in vigore. L’area, già acquisita con la destinazione residenziale, poteva essere utilizzata anche per l’edificazione privata anche nella vigenza dell’art. 46 delle NTA della variante generale, applicabile alle aree vincolate a PEEP.
4.2. Nella prospettazione del motivo di appello del comune di Taranto (ric. n. 48/1999), l’art. 37 co. 4 della legge regionale n. 56/1989 avrebbe prodotto l’effetto di paralizzare l’applicazione dell’art. 46 delle NTA della variante generale al piano regolatore di Taranto: in tema di piani esecutivi ex lege n. 167/1962, la citata disposizione di legge regionale rinvia al precedente art. 21, co. 11, secondo cui il piano particolareggiato ha validità sino all’entrata in vigore del nuovo piano particolareggiato. Non essendo stata l’area oggetto di concessione alla coop. Saturno inclusa in alcun piano particolareggiato, non poteva ritenersi soggetta alla disciplina transitoria dell’art. 46 delle NTA della variante generale e la concessione edilizia alla coop. Saturno poteva essere liberamente rilasciata.
5. Le prospettazioni di entrambi egli appellanti non sono meritevoli di accoglimento sotto alcun profilo.
5.1. Va anzitutto ribadito che, conformemente agli assunti del Condominio dello stabile di Corso Italia n. 304/e, alla data del 12 maggio 1994, di rilascio alla cooperativa Saturno della licenza edilizia n. 68, era già scaduto il termine di efficacia del piano di zona relativo al Comprensorio 3, nel quale ricade l’area ove insite il fabbricato di che trattasi.
5.2. È, infatti, da respingere l’assunto della Cooperativa Saturno, che il termine di efficacia del suddetto piano di zona di edilizia economica e popolare decorresse dalla data del 20 marzo 1978, del decreto n. 421 del Presidente della Giunta regionale della Puglia col quale è stata approvata la variante generale del piano regolatore di Taranto n. 324 del 9 settembre 1974.
5.3. Né dal citato decreto n. 421/1978 del presidente della Giunta né dalla precedente deliberazione della Giunta regionale pugliese n. 6414 del 25 ottobre 1977 di approvazione della variante generale con le prescrizioni e modifiche recepite dal comune, è dato rinvenire alcun indizio da cui desumere che il piano di zona relativo al Comprensorio n. 3 del PEEP approvato con decreto n. 5032/65 in data 18 febbraio 1965 del Ministro dei lavori pubblici fosse stato riapprovato unitamente alla variante generale con l’effetto di produrre la nuova decorrenza del termine di efficacia del PEEP coincidente con la variante generale.
5.4. Durante il procedimento di approvazione della variante al piano regolatore di Taranto, gli emendamenti al PEEP apportati con i provvedimenti n. 133 e n. 134 erano ancora nella fase preparatoria. Nella deliberazione consiliare n. 324 del 9 settembre 1974, di approvazione della variante generale al piano regolatore di Taranto, si dà atto invece che … per i comprensori della legge 167 gli urbanisti hanno avviato e portato aventi la relativa progettazione per cui è lecito attendersi che i relativi progetti saranno già pronti per l’esame del consiglio comunale nel momento in cui la variante generale sarà stata approvata dalla regione".
5.5. Al piano di zona del Comprensorio 3 furono apportate modificazioni in relazione ai nuovi standard edilizi introdotti dalle norme del 1967/68, con la deliberazione consiliare n. 133 in data 7 marzo 1975 di approvazione del Comprensorio 3/a da attuare in tutto il perimetro approvato nel 1965 che "rispetto all’originaria perimetrazione non ha subito alcuna modifica" (cfr. punto 1 pag. 12 della delibera). L’espansione dello stesso comprensorio, con il Comprensorio 3/b fu approvata con delibera consiliare n. 134 sempre in data del 7 marzo 1975.
5.6. In relazione ad entrambi i provvedimenti, l’Assessorato all’urbanistica e assetto del territorio della regione Puglia nella nota n. 475 del 5 febbraio 1978, osservò che la delibera n. 133 poteva essere resa esecutiva, costituendo, sotto il profilo plano volumetrico, un adeguamento agli standard della legge n. 765/1967 e del d.m. 1444/1968, mentre la deliberazione consiliare n. 134 doveva essere pubblicata ai sensi delle disposizioni legislative vigenti in materia, costituendo variante al piano di zona in vigore.
5.7. La delibera n. 133 fu pubblicata all’albo pretorio il 10 aprile 1975 e fu resa esecutiva con il visto dell’organo di controllo il 9 maggio 1975. Dal giorno successivo al visto decorrevano i diciotto anni (dieci secondo la legge n. 167/1962 prorogati prima di cinque e dopo di tre anni dalla legge n. 765/1971 e n. 457/1978). Il termine di efficacia del piano di edilizia economica e popolare scadeva perciò 10 maggio 1993 e non il 20 marzo 1996 corrispondente al diciottesimo anno dalla data del 20 marzo 1978, del DPGR n. 421 di approvazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, come sostiene la Cooperativa Saturno nella memoria di primo grado e nel presente appello. Rispetto al 10 maggio 1993, il rilascio della concessione edilizia n. 68 del il 12 maggio 1994 era sicuramente successivo.
6. Rimane in tal modo confermata la sentenza impugnata sia nella parte in cui afferma che l’efficacia del piano di zona era cessata definitivamente nel momento in cui la concessione è stata rilasciata dal comune in favore della Cooperativa Saturno, sia nella parte in cui afferma che le disposizioni dei PEEP privi di efficacia sarebbero state recepite dalla variante al piano regolatore generale del comune di Taranto per quanto attiene alla destinazione della zona ad edilizia economica e popolare.
6.1. L’art. 46 della variante riserva il comprensorio 3 alle realizzazioni edilizie e costruttive in genere considerate dai progetti che costituiscono i PEEP già approvati con i corrispondenti progetti. Sotto questo limitato aspetto l’art. 46 stabilisce, al secondo inciso, che le norme specifiche di attuazione e la disciplina urbanistica dei piani sopra indicati si intendono recepiti dalla variante generale al piano regolatore in uno con le previsioni progettuali che definiscono i piani stessi. Dei piani di zona relativi al PEEP, la disposizione recepisce perciò solo quelli già attuati con la relativa edificazione. Per quelli rimasti privi di attuazione resta invece ferma la sola destinazione di zona con la clausola aggiunta circa l’applicazione del verde agricolo di tipo B qualora la destinazione stessa sia revocata o venga meno per qualsiasi causa.
6.2. Tale ultima disposizione sorregge le conclusioni cui è pervenuta la sentenza impugnata sulla finalità della variante al piano regolatore generale di preservare la vocazione urbanistica dell’area con strumenti dissuasivi dell’edificazione privata, qual è l’applicazione alle aree già comprese nel PEEP e rimaste inedificate delle norma della zona A5 (verde agricolo di tipo B) e smentisce gli assunti della Cooperativa circa il perdurare degli effetti dei vincoli del piano di edilizia economica e popolare oltre il termine di scadenza dello stesso.
6.3. È perciò da disattendere anche l’ulteriore assunto della Cooperativa appellante che gli effetti previsti dall’art. 46 della variante generale sarebbero sottoposti alla condizione sospensiva della revoca o del venire meno della destinazione edificatoria dell’area, il cui mancato avveramento ad opera delle altre varianti successivamente intervenute avrebbe consentito il rilascio della concessione edilizia perché conforme alla destinazione residenziale dell’area.
6.4. In disparte la circostanza che l’edilizia residenziale da preservare sarebbe senz’altro quella pubblica e non quella privata qual è quella autorizzata dal comune con la concessione edilizia impugnata, l’assunto della cooperativa appellante muove dal presupposto che lo spirare del termine di efficacia dei piani di edilizia economica e popolare dopo la scadenza del termine previsto dall’art. 9 della legge n. 167/1962 travolgerebbe il solo effetto espropriativo del piano di zona PEEP ma non la destinazione residenziale, analogamente a quanto si verificherebbe nell’ipotesi dei piani particolareggiati ai sensi dell’art. 17, una volta decorso il termine decennale di efficacia previsto dall’art. 16 della legge n. 1150/1942.
6.5. Gli assunti sopra riportati sono contraddetti dalla giurisprudenza del giudice amministrativo circa la perpetuazione del vincolo conformativo alla scadenza del piano di zona per l’edilizia residenziale pubblica, che preclude qualsiasi possibilità di sostituirla con l’edificazione residenziale privata (Cons. Stato, IV, 12 dicembre 2008, n. 6182). Dall’impossibilità di dare corso alle espropriazioni, discende la necessità di procedere ad una nuova determinazione del piano di zona nel contesto di una complessiva riconsiderazione dell’assetto urbanistico comunale, analogamente a quanto si verifica qualora il vincolo del piano regolatore generale sia scaduto senza che, ai sensi dell’art. 2 co. 1 della legge n. 1187/1968, si sia provveduto all’approvazione del piano particolareggiato ovvero all’approvazione del progetto esecutivo o definitivo di opera pubblica (Cons. Stato, IV, 12 agosto 2005, n. 4368).
6.6. In attesa di riprovvedere circa la destinazione del Comprensorio 3, il Comune ha pertanto disposto una disciplina specifica delle rispettive aree, assoggettandole transitoriamente al regime previsto per le zona A5 (verde agricolo di tipo B), così evitando il loro assoggettamento alla disciplina edificatoria corrispondente a quella stabilita dall’art. 4, ultimo comma, della legge n. 10/1977 (Cons. Stato ad. plen., 2 aprile 1983, n. 7), applicabile per effetto della sopravvenuta decadenza del vincolo espropriativo e, quindi, per l’impossibilità di adottare la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’intervento o delle opere per cui il vincolo stesso fu a suo tempo apposto (Cons. Stato, IV, 12 dicembre 2008, n. 6182).
6.7. Va in tal modo respinto l’ultimo profilo di censura della Cooperativa appellante, circa la possibilità del comune di destinare l’area, con il rilascio dell’impugnata concessione, ad edificazione residenziale privata dopo averla acquisita mediante procedimento espropriativo definito mediante cessione bonaria del bene, che sarebbe definitivamente entrato nella sua disponibilità.
6.8. L’acquisizione di un bene nel patrimonio indisponibile dell’ente locale non lo sottrae infatti alla destinazione impressa dallo strumento urbanistico vigente né comporta il potere di disporne a suo piacimento, sottraendolo alla destinazione pubblicistica impressa dai provvedimenti di pianificazione da esso stesso emanati e in forza dei quali si è avvalso della potestà espropriativa.
7. L’appello della cooperativa Saturno deve essere conseguentemente rigettato e va confermata la sentenza impugnata nella parte in cui ha annullato la concessione rilasciata dal comune di Taranto per contrasto con l’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore di Taranto, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978.
8. Va anche respinto l’appello del comune di Taranto nella parte in cui censura la sentenza in esame per avere ritenuto che sull’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale del piano regolatore, approvato con DPGR n. 421 del 20 marzo 1978, non avrebbe sortito alcun effetto l’entrata in vigore della legge regionale n. 56/1980.
8.1. Secondo il comune di Taranto, il perdurare della validità del precedente piano particolareggiato sino all’entrata in vigore del nuovo piano particolareggiato prevista dall’art. 21 della legge regionale n. 56/1980 e l’obbligo di osservarne le previsioni previsto dal successivo art. 37, co. 5 per la parte non attuata una volta decorsi i termini stabiliti per l’attuazione dei piani esecutivi, fra cui i piani di zona della legge n. 167/1962, sortirebbe l’effetto di paralizzare l’applicazione delle norme della zona A5 (verde agricolo di tipo B) alla destinazione di aree per la legge n. 167/62 prevista dall’ultimo comma dell’art. 46 delle norme di attuazione della variante generale.
8.2. L’argomentazione non ha fondamento in relazione al carattere evidentemente transitorio e di stretta interpretazione delle citate disposizioni legge regionale n. 56/1980, riguardanti i piani particolareggiati e non i piani di zona di edilizia economica e popolare ad essi meramente assimilati.
8.3. D’altra parte, il protrarsi della destinazione urbanistica del Comprensorio 3 del piano di zona del PEEP di Taranto sino all’approvazione di un nuovo piano particolareggiato, che si intende far discendere dal combinato disposto degli artt. 37, co. 5 e 21 della legge regionale Puglia n. 56/1980, non evita l’illegittimità della concessione impugnata perché riferibile all’edificazione privata, oggetto dei piani particolareggiati e non certo a all’edilizia pubblica propria dei PEEP.
8.4. La deliberazione consiliare n. 324 del 9 settembre 1974 con la quale è stata approvata la variante generale al piano regolatore di Taranto esplicita chiaramente che i comprensori da attuare con le successive deliberazioni n. 133 e 134 del 7 marzo 1975, di adeguamento del PEEP agli standards urbanistici sono quelli relativi all’edilizia residenziale pubblica di cui alla legge n. 167/1962.
8.5. La proroga della destinazione residenziale del Comprensorio n. 3 rimane comunque condizionata alla devoluzione delle aree ancora inedificate ad edilizia residenziale economica e popolare e non si estende agli interventi di edilizia residenziale privata, oggetto dell’impugnato provvedimento la cui illegittimità, dichiarata dalla sentenza in esame, deve essere ancora una volta confermata.
9. Gli appelli riuniti devono essere conclusivamente respinti. Le spese del presente grado seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente decidendo, riuniti i ricorsi meglio in epigrafe indicati, respinge gli appelli. Condanna la Cooperativa Saturno e il Comune di Taranto alle spese del presente giudizio, in solido e nella misura di 5.000,00 (cinquemila/00) complessive, nei confronti del Condominio dello stabile sito in Taranto Corso Italia n. 304/e.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 ottobre 2009 con l’intervento dei Signori:
Stenio Riccio, Presidente
Cesare Lamberti, Consigliere, Estensore
Marco Lipari, Consigliere
Aldo Scola, Consigliere
Francesco Caringella, Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 15 FEB. 2010.