La dottoressa M. F. B. ha impugnato dinanzi al T.A.R. della Puglia gli atti relativi alla sua non ammissione alle prove orali dell’esame di avvocato per l’anno 2006.
Con ordinanza di accoglimento dell’istanza cautelare formulata da parte ricorrente, il T.A.R. pugliese ha ordinato la ripetizione della correzione delle prove scritte, all’esito della quale la candidata è stata ammessa agli orali.
A seguito di appello dell’Amministrazione, questa Sezione ha definitivamente respinto la predetta istanza cautelare, dichiarando tamquam non esset la prova orale nelle more sostenuta dalla ricorrente con esito positivo.
Ciò nonostante, è intervenuto decreto presidenziale con il quale, su conforme richiesta di parte attrice, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere; proposta opposizione da parte dell’Amministrazione, detta decisione è stata confermata con sentenza del T.A.R. pugliese.
Il Ministero della Giustizia ha proposto appello anche avverso tale ulteriore pronuncia, ed all’esito del giudizio questa Sezione ha emesso la decisione nr. 5894 del 2008, che ha riformato quanto statuito in prime cure e ordinato la reiscrizione sul ruolo della causa.
Un’ulteriore fase processuale ha poi riguardato il ricorso per revocazione di tale ultima decisione, che la Sezione ha respinto con l’ulteriore decisione nr. 4121 del 2010.
Ripreso dunque il ricorso di primo grado, lo stesso è stato definito con la sentenza oggetto dell’odierna impugnazione, che ha accolto l’originario ricorso.
A sostegno del proprio appello l’Amministrazione deduce i seguenti motivi:
1) violazione dei giudicati del Consiglio di Stato costituiti dalle decisioni della Sezione IV, 27 novembre 2008, nr. 5894, e 15 giugno 2010, nr. 4121; violazione dell’art. 336, comma 2, c.p.c.; violazione del principio di provvisorietà dell’ordinanza cautelare e dei relativi atti esecutivi; illogicità manifesta della sentenza del T.A.R.;
2) violazione del principio di tassatività delle ipotesi di giurisdizione di merito del giudice amministrativo; violazione del principio di separazione dei poteri dello Stato; eccesso di potere giurisdizionale.
Alla camera di consiglio del 15 febbraio 2011, fissata per l’esame della domanda incidentale di sospensiva, la Sezione ha ritualmente dato avviso alle parti della possibilità di definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata.
Infatti, l’appello è manifestamente fondato.
Ed invero, in disparte il rilievo che effettivamente già dalle pregresse decisioni nn. 5894 del 2008 e 4121 del 2010 si evinceva con chiarezza l’affermazione per cui l’ulteriore attività svolta dalla Commissione d’esame per effetto dell’ordinanza cautelare di accoglimento doveva ritenersi travolta a seguito della caducazione dell’ordinanza medesima, vi è che il primo giudice appare aver affermato l’illegittimità degli atti impugnati sulla scorta di argomentazioni non contenute nel ricorso introduttivo del giudizio.
Infatti, nella sentenza impugnata l’intervenuto superamento delle prove d’esame da parte della ricorrente, a seguito della citata ordinanza cautelare, viene richiamato per desumerne ex post la prova della fondatezza delle doglianze originariamente articolate avverso il primo giudizio sfavorevole alla candidata.
Tale affermazione è erronea in diritto sotto un primo profilo, atteso che l’ipotizzata "sopravvivenza" delle nuove prove svolte a seguito della pronuncia cautelare avrebbe dovuto – semmai – comportare il venir meno dell’interesse all’impugnazione, essendo evidente che in tale prospettiva i nuovi giudizi (positivi) si sarebbero sostituiti a quelli precedenti (negativi).
Ma, al di là di ciò, la conclusione del primo giudice contrasta con i principi fondanti del processo amministrativo, in ragione dei quali i nuovi atti posti in essere dall’Amministrazione in esecuzione di un’ordinanza cautelare "propulsiva" non sono mai idonei a determinare la cessazione della materia del contendere o la sopravvenuta carenza di interesse all’impugnazione, essendo comunque destinati a essere superati dalla definizione del giudizio di merito; infatti tali atti, posti in essere doverosamente per ottemperare a una pronuncia dotata di immediata esecutività, non fanno venir meno da un lato l’interesse dell’Amministrazione a vedere accertata la legittimità del proprio originario operare, e dall’altro l’interesse del ricorrente a farne affermare invece l’illegittimità, quanto meno a fini risarcitori (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 20 gennaio 2011, nr. 396).
Nella fattispecie, è pacifico che gli atti posti in essere dalla Commissione d’esame in esecuzione dell’originaria ordinanza cautelare, essendo totalmente cadutati per effetto dell’annullamento di questa, non possono in alcun modo costituire parametro per la valutazione della fondatezza o meno del ricorso introduttivo, la quale va compiuta ex ante sulla base delle censure originariamente articolate.
Sotto tale profilo, non possono che essere condivisi gli argomenti sviluppati nel secondo motivo di impugnazione, non apparendo prima facie sussistenti quegli evidenti profili di erroneità o illogicità sulla base dei quali il primo giudice (peraltro con motivazione scarna e apodittica) ha fondato la propria decisione di accoglimento del ricorso, e tenuto conto dei noti limiti al sindacato giurisdizionale sui giudizi tecnico-discrezionali formulati dalle Commissioni d’esame.
Alla luce di quanto fin qui osservato, s’impone la riforma della sentenza impugnata con la definitiva reiezione del ricorso di primo grado.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate equitativamente in dispositivo.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.
Condanna l’appellata, dottoressa M. F. B., al pagamento in favore del Ministero della Giustizia delle spese del doppio grado del giudizio, che liquida in euro 3000,00 oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 febbraio 2011 con l’intervento dei magistrati:
Gaetano Trotta, Presidente
Raffaele Greco, Consigliere, Estensore
Andrea Migliozzi, Consigliere
Silvia La Guardia, Consigliere
Umberto Realfonzo, Consigliere
Da Assegnare Magistrato, Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 02 MAR. 2011.