Con il ricorso in esame, i ricorrenti si dolgono del rilascio, a favore della Società Agricola Megas s.r.l., della concessione edilizia n. 116/2010 del 19.7.2010, per la costruzione di un deposito fieno in struttura metallica in elevazione e copertura integrata con pannelli fotovoltaici, al servizio di azienda agricola esistente, da realizzare in Ragusa, C.da Cinquevie.
Il Collegio esamina la preliminare eccezione di tardività del gravame frapposta dall’Amministrazione resistente e la ritiene fondata.
Dall’allegato 5 della produzione del Comune emerge che la ricorrente G. C., in data 13.10.2010, ha ottenuto, di seguito a domanda di accesso agli atti del 30.9.2010, la copia della contestata concessione edilizia.
La detta conoscenza in capo ad ambedue i ricorrenti, coniugi in regime di comunione di beni (cfr. atto di compravendita del 29.7.1998, allegato alla produzione del ricorso), è confermata nel medesimo gravame a pag. 3, ove si afferma che gli stessi "effettuavano accesso agli atti del procedimento di concessione edilizia al fine di verificarne la legittimità".
Ed ancora, a pag. 2, "intorno alla metà del mese di ottobre/2010, i ricorrenti si avvedevano che, proprio a ridosso, del confine di loro proprietà, veniva eretta una imponente ed abnorme struttura metallica . . . ".
Appare, quindi, certo che ambedue i ricorrenti già a metà ottobre avevano avuto percezione della consistenza dell’opera e, di più, avevano avuto copia, in data 13 ottobre 2010, dell’atto impugnato, rilasciato a favore dei controinteressati.
Ciò posto, il Collegio rileva che il ricorso è stato passato per la notifica il 20 dicembre 2010, oltre i sessanta giorni previsti, a pena di decadenza, dagli artt. 29 e 41, comma 1, del c.p.a..
Ciò comporta, ai sensi dell’art. 35 c.p.a., la declaratoria di irricevibilità del ricorso.
A ciò non osta l’accesso agli atti della sola signora C. (e, quindi, la possibilità di ritenere tardivo il ricorso solo nei suoi confronti), in quanto, in disparte quanto già chiarito proprio in riferimento alla "confessione" in giudizio della conoscenza dell’atto impugnato da parte dei due ricorrenti di seguito al predetto accesso, va ritenuta condivisibile quella giurisprudenza (cfr. T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 7 aprile 2006, n. 356), secondo la quale vie è << la necessità di evitare strumentalizzazioni e applicazioni forzate dei principi sopra richiamati, cosicché incombe sul giudice il compito di impedire che i diretti interessati, per aggirare le decadenze in cui siano eventualmente incorsi, usino surrettiziamente principi generali enunciati a fini garantistici eludendone altri di pari dignità.
In proposito, il subordinare l’impugnativa dell’atto amministrativo ad un termine decadenziale ragionevole assolve ad esigenze di certezza, rilevanti a fronte di attività amministrativa, quindi connessa ad esigenze di pubblico interesse; a fronte di tali esigenze e del sorgere di specifica cognizione dell’adozione di un atto e del relativo oggetto, sorge in capo ai diretti interessati l’onere di attivazione ulteriore, teso ad acquisire piena cognizione di tutti gli atti connessi e lesivi, in quanto altrimenti opinando si giungerebbe ad eludere e rendere inoperante il termine decadenziale. (cfr. T.A.R. Liguria, sez. I, 17 dicembre 2003, n. 1665, correttamente invocata da entrambe le parti resistenti).
In linea di fatto, dall’analisi degli atti di causa emerge pacificamente che poco dopo il rilascio del titolo il marito della odierna ricorrente . . . convivente e comproprietario . . . dell’immobile limitrofo che legittima al gravame . . . , ha avuto modo di accedere direttamente a tutti gli atti . . . .
Conseguentemente, già due anni prima della proposizione del gravame il marito convivente comproprietario della ricorrente aveva avuto modo di conoscere pienamente ed approfonditamente sia il progetto assentito sia le opere effettivamente realizzate. Da ciò ne consegue, anche alla luce degli obblighi e dei vincoli che legano i coniugi, la dimostrazione da parte degli odierni resistenti della piena consapevolezza del titolo e della consistenza delle opere in capo alla stessa ricorrente; invero, la relativa presunzione derivante dai suddetti vincoli e dalle circostanze di fatto sopra evidenziate, non risulta superata da parte ricorrente . . . .
In termini applicativi dei medesimi principi, a titolo esemplificativo va altresì richiamata quella giurisprudenza amministrativa che ha già avuto modo condivisibilmente di evidenziare come, ai fini in esame, costituisca prova sufficiente l’invio di una lettera raccomandata da parte del coniuge della ricorrente, alla controparte, dalla quale si evinca la conoscenza degli estremi e del contenuto del provvedimento (nella specie si è ritenuto che la sottoscrizione da parte del marito della ricorrente di una lettera raccomandata dalla quale si desumeva la conoscenza di un provvedimento di concessione edilizia assentita ad un comproprietario dell’immobile oggetto dei lavori, rendesse evidente la conoscenza del contenuto della lettera, e quindi della concessione, da parte dell’interessata comproprietaria del medesimo immobile, e che, pertanto, l’impugnazione presentata dovesse essere dichiarata improcedibile per tardività: Consiglio Stato, sez. V, 24 febbraio 1990, n. 202)>>.
Tali principi, come chiarito, appaiono applicabili nel caso di specie.
Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso in esame appare irricevibile in quanto tardivamente proposto.
Stimasi equo disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara irricevibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 10 febbraio 2011 con l’intervento dei magistrati:
Biagio Campanella, Presidente
Salvatore Schillaci, Consigliere
Pancrazio Maria Savasta, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 28 FEB. 2011.