Con ricorso del 21 maggio 2007, M.B., qualificatosi proprietario di unità immobiliare inserita nel fabbricato costituente il CONDOMINIO N. E T., VIA F., SALERNO, ha convenuto il medesimo Condominio, per sentir dichiarare l’invalidità della delibera assembleare del 20 aprile 2007, deducendo motivi di nullità: 1) per l’"orario impossibile" della prima convocazione (ore 23,00) e per il mancato rispetto del termine non superiore a dieci giorni tra prima e seconda convocazione ; 2) per la mancata convocazione del condomino C.C.; 3) per la mancata allegazione di documenti esplicativi delle questioni indicate all’ordine del giorno; 4) per il conflitto di interessi in cui versava l’amministratore V., votante per se e per delega sull’approvazione del rendiconto; 5) per aver deliberato di agire contro lo stesso ricorrente, ex amministratore, al fine di recuperare somme indebitamente versate all’impresa appaltatrice di lavori condominiali, pur in pendenza di un contenzioso tra il condominio e la stessa impresa.
Il Condominio convenuto si costituiva deducendo l’infondatezza dell’impugnativa.
La causa è stata riservata in decisione ex artt. 190 e 281 quinquies c.p.c. all’udienza del 16 novembre 2009.
L’impugnativa risulta palesemente infondata per i motivi di seguito considerati .
1) Possono qui considerarsi i soli vizi della deliberazione 20 aprile 2007 per i motivi esposti nell’atto di citazione, costituendo per principio domanda nuova, come tale è inammissibile, la domanda con cui si faccia valere un vizio della delibera diverso da quello fatto valere con l’atto introduttivo del giudizio.
2) Con il primo motivo il ricorrente esprime la sua tesi secondo la quale la previsione delle ore 23.00 per lo svolgimento di una assemblea in prima convocazione impedirebbe la possibilità concreta di partecipazione alla stessa e quindi dovrebbe considerarsi tamquam non esset, il che renderebbe invalida la deliberazione assunta dalla assemblea formalmente in seconda convocazione, ma, in realtà, in prima convocazione, ove non dovessero sussistere i quorum per la stessa stabiliti.
La doglianza è infondata. è decisivo il fatto che, in mancanza di una norma che disponga il contrario, l’amministratore è libero di fissare l’ora di convocazione dell’assemblea e che la convocazione in tarda ora serale non rende impossibile la partecipazione alla stessa.
Chi, pertanto, diserta l’assemblea condominiale in prima convocazione perché, data l’ora fissata, ritiene che l’assemblea sarà tenuta in seconda convocazione, opera a suo rischio (così Cassazione civile, sez. II, 22 gennaio 2000, n. 697).
Quanto invece al mancato rispetto del termine non superiore a dieci giorni, corrente tra la prima e la seconda convocazione assembleare, esso trae fondamento, ad avviso del ricorrente, dall’avviso di convocazione del 2 aprile 2007, il quale stabiliva per il giorno 19/03/2007 la stessa prima convocazione. Ora, a parte l’evidente errore materiale della indicazione contenuta nell’avviso di convocazione, agevolmente percepibile mediante buona fede, non potendosi logicamente comprendere la fissazione di un assemblea per una data già trascorsa da quindici giorni al momento dell’avviso, ed essendosi per di più svolta in data 30 marzo 2007 una precedente seduta dell’assemblea (in giorno cioè comunque anteriore a quello della assunta prima convocazione della delibera qui impugnata), va da sé che ogni eventuale annullabilità della delibera adottata dall’assemblea condominiale in seconda convocazione, a distanza superiore ai dieci giorni dalla prima, non possa certamente essere fatta valere dal condomino che, come il M.B., partecipando all’assemblea, abbia poi accettato la discussione sugli oggetti all’ordine del giorno (arg. da Cassazione civile, sez. II, 15 febbraio 1979, n. 989). Per di più, per le deliberazioni dell’assemblea in seconda convocazione concernenti le materie indicate dall’art. 1136, comma 4, c.c., tra le quali quelle in materia di riparazioni straordinarie, il richiamo alle maggioranze stabilite dall’art. 1136, comma 2, c.c., non vale ad estendere il quorum costitutivo dell’assemblea in prima convocazione, ma importa che per la costituzione dell’assemblea, come per l’approvazione di esse, è richiesta comunque una maggioranza che rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio e che sia costituita dalla maggioranza degli intervenuti e da almeno un terzo dei partecipanti al condominio.
3) Quanto all’assunta mancata convocazione del condomino C.C., posto che la mancata convocazione di un condomino è da qualificarsi quale ipotesi di mera annullabilità dell’assemblea, la legittimazione a domandare l’annullamento, in ragione del disposto di cui all’art. 1441 c.c., spetta solo alla parte nel cui interesse lo stesso è stabilito dalla legge. Ne consegue che il condomino convocato, quale è il M.B., non ha alcuna legittimazione ad impugnare la delibera per un presunto vizio di convocazione di altri condomini, derivandone, sotto tale profilo, l’inammissibilità della domanda.
4) Quanto alle prospettate incompletezze dell’ordine del giorno, per una partecipazione informata dei condomini a una assemblea condominiale al fine della conseguente validità della delibera adottata è sufficiente che nell’avviso di convocazione della medesima gli argomenti da trattare siano indicati nell’ordine del giorno nei termini essenziali per essere comprensibili, senza necessità di prefigurare lo sviluppo della discussione e il risultato dell’esame dei singoli punti da parte dell’assemblea, né di allegare la documentazione necessaria.
Diverso è il caso, qui non prospettato, in cui il condomino riceva il rifiuto dell’amministratore di consentire di estrarre copia della documentazione contabile, poi destinata ad influire sulla validità della delibera di approvazione del bilancio, giacchè è piuttosto la violazione da parte dell’amministratore del diritto di ciascun condomino di esaminare a sua richiesta, secondo adeguate modalità di tempo e di luogo, la documentazione attinente ad argomenti posti all’ordine del giorno di una successiva assemblea condominiale, a determinare l’annullabilità delle delibere ivi successivamente approvate.
5) Quanto al motivo di impugnativa che sostiene di dover estendere in maniera automatica la situazione di conflitto di interessi in cui versava il condomino – amministratore, a quella dei condomini che avevano delegato il primo ad esprimere la loro volontà in ordine alla approvazione del bilancio preventivo 2007-2008, è noto che, in caso di conflitto di interessi fra un condomino e il condominio, qualora il condomino confliggente sia stato delegato da altro condomino ad esprimere il voto in assemblea, la situazione di conflitto che lo riguarda non è estensibile aprioristicamente al rappresentato, ma soltanto allorché si accerti in concreto che il delegante non era a conoscenza di tale situazione, dovendosi, in caso contrario, presumere che il delegante, nel conferire il mandato, abbia valutato anche il proprio interesse – non personale ma quale componente della collettività – e l’abbia ritenuto conforme a quello portato dal delegato. Dunque, sebbene gli argomenti sottoposti all’esame e alla decisione dell’assemblea dei condomini del 20 aprile 2007 implicassero un giudizio sulla persona e sull’operato dell’amministratore in materie inerenti alla gestione economica della cosa comune (nella specie, approvazione del bilancio), la situazione di conflitto di interessi tra amministratore e condominio non comporta di per sè la non computabilità del voto espresso dall’amministratore per delega di taluno dei condomini in relazione ai predetti argomenti, non avendo il ricorrente M.B. dedotto e provato che i condomini deleganti non fossero a conoscenza o non fossero in grado di rendersi conto, con la normale diligenza, della stessa situazione di conflitto (Cassazione civile, sez. II, 25 novembre 2004, n. 22234; Cassazione civile, sez. II, 22 luglio 2002, n. 10683).
6) È infine sottratta al sindacato dell’Autorità giudiziaria la deliberazione dell’assemblea condominiale di instaurare un azione di recupero di somme nei confronti dell’ex amministratore, assumendosene l’indebito pagamento in favore dell’impresa appaltatrice dei lavori condominiali, pur in pendenza di giudizio con l’impresa stessa, non potendosi estendere il controllo del giudice alla valutazione del merito, dell’opportunità o della convenienza ed al controllo del potere discrezionale che l’assemblea esercita quale organo sovrano della volontà dei condomini, ma dovendosi esso limitare al riscontro della legittimità.
Consegue il rigetto della domanda di impugnazione della delibera condominiale.
Le spese processuali vengono regolate secondo l’esito della lite.

P.Q.M.
Il TRIBUNALE DI SALERNO, definitivamente pronunciando in ordine alla causa in epigrafe
Rigetta la domanda proposta da M.B. nei confronti del CONDOMINIO N. E T., VIA F., SALERNO, relativa all’impugnazione della deliberazione presa dall’assemblea del CONDOMINIO N. E T., VIA F., SALERNO in data 20 aprile 2007;
condanna M.B. a rimborsare al CONDOMINIO N. E T., VIA F., SALERNO le spese processuali sostenute, che liquida in euro 3.000,00per diritti ed onorari, oltre IVA, CAP e rimborso forfetario spese.
Così deciso in Salerno il 9 febbraio 2010
Il Giudice
dott. ANTONIO SCARPA
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