che R.A. ricorre contro la ordinanza in epigrafe indicata con la quale rigettata la richiesta di riesame del provvedimento cautelare del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano;
che, ad avviso del Tribunale, il quadro indiziario emerso nell’attività d’indagine è tale da ritenere la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato per i quale vi è stato arresto in flagranza e poi disposta misura custodiale;
che il ricorrente deduce la violazione di legge processuale in relazione al D.P.R. n. 574 del 1988, art. 14;
che tale è la sintesi ex art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1, delle questioni poste.

CONSIDERATO IN DIRITTO
che R.A. – come accertato dalla Cancelleria di questa Corte nei dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – risulta essere stato scarcerato, per revoca dell’ordinanza cautelare il 24 maggio 2007;
che, questa Corte si è espressa nel senso, condiviso dal Collegio, secondo cui in tema di impugnazioni riguardanti provvedimenti su misure cautelari personali, allorchè queste siano successivamente revocate nelle more del procedimento incidentale non è configurabile un interesse alla impugnazione in funzione del conseguimento della pronuncia della Cassazione sulla insussistenza degli indizi di colpevolezza ex art. 405 c.p.p., comma 1 bis, in quanto il giudice di legittimità non si pronuncia sulla mancanza di indizi, bensì il suo sindacato riguarda di regola il difetto di motivazione sul fumus commissi delicti (Sez. 6^, 15 novembre 2006, dep. 8 marzo 2007, n. 9943);
che, pertanto, l’interesse dell’indagato a ottenere una pronunzia, in sede di riesame, di appello o di ricorso per Cassazione, sulla legittimità dell’ordinanza che ha applicato o mantenuto la custodia cautelare, nel caso in cui quest’ultima sia stata revocata nelle more del procedimento, non può presumersi ma deve essere dedotto dall’indagato e il giudice ne deve valutare la concretezza ed attualità e, inoltre, anche l’eventuale interesse dell’indagato a precostituirsi il titolo in funzione della futura richiesta di equa riparazione per l’ingiusta detenzione ai sensi dell’art. 314 c.p.p., comma 2, deve essere manifestato in termini positivi e univoci (Sez. 6^, 15 novembre 2006, cit.);
che nella concreta fattispecie non è stato rappresentato con i motivi di ricorso e con motivi aggiunti un interesse riconducibile a quello indicato e, pertanto, non è da revocare in dubbio la carenza d’interesse;
che la sopraggiunta carenza d’interesse, dovuta all’adozione di un provvedimento successivo alla presentazione dell’impugnazione, comporta l’insussistenza delle condizioni che possano giustificare l’applicazione della condanna alle spese del procedimento nonchè al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende, non essendo configurabile un’ipotesi di soccombenza virtuale (Sez. Un., 9 ottobre 1996, dep. 6 dicembre 1996, n. 20).

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza d’interesse.
Così deciso in Roma, il 26 novembre 2007.
Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2008