1. – M.R., L.T. e L.L., con ricorso alla Corte d’appello di Roma hanno proposto una domanda di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo.
Gli attori hanno dedotto che su un ricorso proposto al T.A.R. del Lazio nell’aprile 1993, per ottenere l’accertamento nel loro diritto all’adeguamento triennale dell’indennità giudiziaria, dopo un incidente di costituzionalità, la decisione era sopravvenuta ad undici anni di distanza.
La Corte d’appello, con decreto 6.2.2006, ha accolto in parte la domanda.
Ha ritenuto che ragionevole durata del processo sarebbe stata quella di tre anni e che per gli ulteriori otto anni circa di protrazione del giudizio era giustificato un indennizzo di Euro 8.000, con gli interessi legali dalla data del decreto.
2. – M.R., L.T. e L.L., con ricorso notificato il 22.3.2007, hanno chiesto la Cassazione del decreto.
La Presidenza del Consiglio dei ministri non vi ha resistito.
Il Pubblico Ministero ha presentato conclusioni scritte.
Ha chiesto che il ricorso sia in parte accolto.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. – Il ricorso contiene due motivi.
2. – Con il primo motivo, la Cassazione del decreto è chiesta, quanto all’accertamento della ragionevole durata del processo e del danno da ritardo, per il vizio di violazione di norme di diritto e di difetto di motivazione (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione agli art. 6, comma 1, artt. 13 e 41 CEDU, artt. 1226 e 2056 c.c. e L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2).
Il motivo per una prima parte non è fondato.
Una volta ricompreso nella complessiva durata del processo il periodo di pendenza della questione di costituzionalità, in conseguenza di questa si può ritenere che il giudizio sia stato di una certa complessità e ciò giustifica la valutazione del giudice di merito, che si è attenuto per il processo in questione allo standard del triennio, ancorchè da questo la giurisprudenza si discosti talora per i processi relativi a controversie di lavoro o di pubblico impiego.
Secondo poi la costante giurisprudenza di questa Corte, il pregiudizio di ordine non patrimoniale si commisura non alla intera durata del processo, se quella giustificata è oltrepassata, ma al periodo per cui il processo si è ingiustificatamente protratto.
Quanto alla determinazione dell’indennizzo dovuto, si osserva che, con le recenti sentenze 21 gennaio 2009 n. 1575 e 9 gennaio 2009 n. 278, pronunciate in riferimento a domande originarie proposte per le stesse ragioni, cassando i decreti impugnati e pronunciando nel merito la Corte ha liquidato appunto in Euro 1.000,00 per anno di ulteriore durata del processo l’indennizzo dovuto a ristoro del danno non patrimoniale e questo in relazione a periodi di complessiva durata del processo analoghi a quello in esame.
La corrispondente liquidazione operata dalla Corte d’appello non presenta allora i vizi denunciati.
Questo perchè riferimenti di tipo generico, come quelli all’entità della somma richiesta nel giudizio originario, all’oggetto od alla natura della causa, sono innocui se non determinano nel caso concreto un distacco dal valore base di Euro mille, che costituisce un legittimo standard per la liquidazione di questo tipo di danno secondo la giurisprudenza della CEDU e di questa Corte.
E dal canto loro le parti solo in termini altrettanto generici hanno argomentato per allegare una particolare rilevanza economica della pretesa fatta valere in giudizio e dimostrare che lo standard di base sarebbe stato inadeguato a cogliere nel caso concreto il danno non patrimoniale sofferto.
Il motivo è invece fondato per un’altra parte.
In particolare sul punto per cui gli interessi sulla somma riconosciuta dovuta sono stati accordati a partire dalla data del decreto e non da quella della domanda.
3. – L’accoglimento pur parziale del motivo comporta la parziale Cassazione del decreto e dunque l’assorbimento del secondo motivo, che verte sulla liquidazione delle spese del giudizio di primo grado.
4. – Ricorrono le condizioni per una pronuncia in merito.
La Presidenza di Consiglio dei ministri è condannata a pagare sulla somma di Euro 8.000,00 liquidata a favore di ciascun ricorrente, gli interessi legali dalla data del deposito del ricorso alla Corte di appello di Roma.
Le spese del giudizio di merito sono liquidate in Euro 1.985,00 di cui Euro 1.140,00 per onorari di avvocato e Euro 795,00 per diritti.
Le spese del giudizio di Cassazione lo sono in Euro 1.500,00, di cui Euro 1.400,00 per onorari.
L’accoglimento parziale del ricorso giustifica che le spese del giudizio di Cassazione siano per due terzi sopportate dai ricorrenti.
A tutte le spese sono da aggiungere il rimborso forfetario delle spese generali e gli accessori di legge.
Ne è ordinata la distrazione a favore degli avvocati Giovambattista Ferriolo e Ferdinando Emilio Abbate quanto al giudizio di merito e dell’avvocato Ferdinando Emilio Abbate, quanto al giudizio di Cassazione, avendo gli stessi dichiarato di averle anticipate e non percepite.

P.Q.M.
La Corte accoglie in parte il ricorso, cassa il decreto impugnato e pronunciando nel merito condanna la Presidenza del Consiglio a pagare a M.R., L.T. e L.L. gli interessi legali dalla data del deposito del ricorso alla Corte d’appello sulla somma di Euro 8.000,00 liquidata a favore di ciascuno nel decreto 6.2.2006; condanna inoltre la Presidenza del Consiglio dei ministri al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come di seguito ed aumentate del rimborso forfetario delle spese generali e degli accessori di legge: per il giudizio di merito, in Euro 1.985,00, di cui Euro 1.140,00 per onorari di avvocato e Euro 795,00 per diritti, con distrazione in favore degli avvocati Ferriolo ed Abbate; per il giudizio di Cassazione, in Euro 1.500,00, di cui Euro 1.400,00 per onorari, per l’intero, con compensazione delle stesse per due terzi e distrazione a favore dell’avvocato Abbate.
Dispone che a cura della Cancelleria siano eseguite le comunicazioni previste dalla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 5.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 30 settembre 2009.
Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2009